Diabete, altezza fisica conta: chi è basso…

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L’altezza fisica conta quando si parla di diabete di tipo 2. Chi è più basso è più a rischio rispetto a chi è più alto. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Diabetologia, il giornale della European Association for the Study of Diabetes, e condotto da Clemens Wittenbecher e Matthias Schulze, dell’Istituto Tedesco di Nutrizione Umana Potsdam-Rehbruecke.

Non basta essere figli di una madre o di un padre alti. La statura di ciascuno dipende molto dall’ambiente in cui si vive durante lo sviluppo uterino e nel primo anno di vita, dallo stato nutrizionale di mamma e bebè, dall’intorno sociale e familiare, da eventi economici ed emozionali che investono la famiglia in quel periodo. Non è solo la genetica a fare la differenza, come specificato da uno studio apparso sul Journal of Pediatrics nel 2015.

Dalla ricerca pubblicata su Diabetologia è emerso che ogni 10cm di differenza in altezza si associano con un rischio diabete ridotto del 41% nei maschi e del 33% ridotto nelle femmine. L’associazione tra altezza e malattia è più forte per le persone di peso normale: in questo caso ogni 10 cm in più di altezza il rischio diabete si riduce dell’86% nei maschi e del 67% nelle femmine.

Gli studiosi hanno analizzato un campione di 27.548 individui – 16.644 donne di 35-65 anni e 10.904 maschi di 40-65 anni. Ne hanno misurato vari parametri corporei (altezza, peso, girovita etc) e cardiometabolici (pressione del sangue, grasso nel fegato, glicemia a digiuno etc). Confrontando i dati raccolti tra coloro che hanno finito per ammalarsi di diabete e coloro che, invece, non hanno sviluppato la malattia, è emersa l’associazione tra bassa statura e rischio di diabete.

Per gli epidemiologi la bassa statura può essere considerata un campanello d’allarme per il rischio diabete, ma, spiegano, l’essere bassi si associa alla malattia solo in modo indiretto, e cioè a causa di fattori di rischio cardiometabolici, come ad esempio l’accumulo di grasso nel fegato che sembra maggiore nelle persone di bassa statura.

“Non è la prima volta che viene individuata l’associazione tra altezza e rischio diabete – sottolinea in un’intervista all’ANSA Francesco Purrello dell’Università di Catania e Presidente della Società italiana di Diabetologia (SID) – ma questo studio merita attenzione per la metodologia utilizzata e per la rivista prestigiosa che lo pubblica”.

“I risvolti pratici di questa osservazione – fa notare Purrello – sono che il monitoraggio dei principali fattori di rischio cardiometabolico deve essere ancora più frequente e più attento nelle persone di bassa statura. Inoltre viene confermato che l’accumulo di grasso nel fegato (steatosi epatica) non deve più essere sottovalutato come fattore di rischio per lo sviluppo di malattie metaboliche come il diabete”. 

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