Intestino infiammato, 5 alimenti che andrebbero evitati

Intestino infiammato, 5 alimenti che andrebbero evitati

I batteri che compongono la flora intestinale possono alterare sia la funzionalità dell’intestino, esponendolo a sindrome dell’intestino irritabile. Una dieta ricca di cibi pre e probiotici potrebbe migliorare i sintomi di milioni di persone affette da malattia infiammatoria intestinale. Confrontarsi con il proprio medico è fondamentale per avere consigli mirati su come gestire il problema. Evitare sempre il fai da te.

I ricercatori dell’Università del Massachusetts hanno elaborato dei rigidi piani alimentari per 19 pazienti e li hanno monitorati per due mesi. Le loro diete erano composte da molti prebiotici, come cipolle e banane, e probiotici, come yogurt. Dopo due mesi più di due su tre dei partecipanti hanno riportato un drastico calo della gravità dei loro sintomi. Al contrario, diversi cibi si sono dimostrati nemici del benessere intestinale. Per esempio latte, pasta, riso, zucchero raffinato e formaggio fresco.

I prebiotici sono sostanze non digeribili contenute in natura in alcuni alimenti, che promuovono la crescita, nel colon, di una o più specie batteriche utili allo sviluppo della microflora probiotica. Sono presenti in diversi cibi come la farina di frumento, poi anche in altri alimenti come miele, nel germe di grano, nell’aglio, nei fagioli e nei porri.

Anche le fragole possono essere importanti alleate per la salute dell’intestino. Specie per chi soffre di malattie infiammatorie croniche intestinali, come il morbo di Chron e la colite ulcerosa, un semplice intervento dietetico potrebbe mitigare l’infiammazione del colon e migliorare la salute intestinale. 

Chi soffre di Sindrome dell’intestino irritabile spesso presenta sintomi come emicrania, ansia, depressione, fibromialgia, fatica cronica, cistite e problemi nella sfera sessuale. L’andamento è cronico nel corso degli anni e le riacutizzazioni dei sintomi coincidono spesso con eventi stressanti. Da ciò che mangiamo e non soltanto dai condizionamenti psicologici, sociali e affettivi. L’intestino produce circa il 90% della serotonina, il neurotrasmetitore della serenità. Il 10% viene prodotto dal cervello.

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