Dieta, pasta secca o fresca: quale scegliere

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ROMA – La pasta non è una nemica della dieta. Chi vuole perdere peso non deve rinunciare a questo alimento fondamentale della cultura gastronomica italiana. Se proprio non riuscite a mandare giù la pasta scondita, potete saltarla in padella con un cucchiaino di olio extra vergine di oliva, aglio, che aiuta il corpo ad abbattere i depositi grassi e peperoncino, che favorisce il metabolismo.

Un’altra attenzione utile per evitare il gonfiore addominale e non avere picchi di glicemia, è quello di scolare la pasta al dente e sciacquarla sotto l’acqua fredda. Le cotture troppo prolungate possono far innalzare l’indice glicemico e rendere gli amidi della pasta più facilmente assimilabili. Quanto alla scelta del tipo di pasta da includere nella dieta (se fresca o secca), sul sito della Fondazione Veronesi ci sono alcuni consigli utili.

La pasta fresca apporta 270 chilocalorie ogni cento grammi circa, contro le 350 di quella secca, pesate a crudo. Ma dopo la cottura le cose cambiano: i 100 grammi di pasta cruda diventano 215 per
quella secca e soltanto 165 per la pasta fresca, poco soddisfacente
però in termini di volume. In caso di pasta all’uovo, bisogna mettere in conto anche un aumento del contenuto di proteine e grassi.  L’ideale è optare per quella secca integrale.

C’è poi la questione conservazione: la pasta fresca va conservata in frigo per non più di due tre giorni a una temperatura compresa tra i 2 e i 4 gradi. Va tenuta in buono stato considerando che è il terreno ideale per la proliferazione di batteri e microrganismi. Problema che non si pone con quella secca, adatta alla lunga conservazione.

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