Diabete: alito, urina, i sintomi da non sottovalutare

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ROMA – Il diabete di tipo 1 si manifesta con eclatanti, dall’abbondanza di urina alla sete eccessiva, fino all’astenia e alla notevole perdita di peso che non si possono spiegare con altre cause. La cute e le mucose tendono a essere disidratate. A questi sintomi si associa la perdita di peso, nausea, vomito, le alterazioni della vista e le infezioni genitali. Come ricorda il sito della Fondazione Veronesi, la malattia può presentarsi anche in modo grave con il quadro della chetoacidosi diabetica. “Il paziente con chetoacidosi diabetica può presentare nausea, vomito, dolore addominale, alito con odore di frutta marcia, respirazione anomala (respiro di Kussmaul), confusione mentale e, in alcuni casi, coma” si legge sul sito.

Il diabete mellito di tipo 1  è la forma meno diffusa di diabete ma che comunque riguarda 20 milioni di persone nel mondo. E’ causato dalla distruzione su base autoimmunitaria delle cellule beta del pancreas, produttrici di insulina, la cui distruzione comporta un’insufficiente produzione dell’ormone fondamentale nel metabolismo dei carboidrati (l’insulina), comportando l’aumento della concentrazione di glucosio circolante nel sangue.

Un recente studio sulla rivista Diabetologia ha evidenziato che i casi di diabete 1 aumentano in Europa del 3,4% ogni anno e che se il trend resterà questo raddoppieranno nel giro di 20 anni. Senza più possibilità di produrre l’ormone che regola lo zucchero nel sangue, i diabetici devono continuamente monitorare la propria glicemia manualmente e altrettanto manualmente auto-iniettarsi insulina ogni volta che la loro glicemia sale.
A rischio sono soprattutto i bambini per i quali è difficile gestire la malattia, e anche per i loro genitori che comunque devono fare i conti con la vivacità del bimbo, le sue attività, i pasti sempre diversi, tutti fattori che causano continue variazioni glicemiche.

Il pancreas artificiale, grazie agli avanzamenti scientifici e ai nuovi prototipi messi a punto di recente, è un sogno divenuto realtà e potrebbe in futuro essere adottato da moltissimi pazienti con diabete di tipo 1. È quanto riferiscono sulla rivista Science Translational Medicine Charlotte Boughton e Roman Hovorka dell’Università di Cambridge, che fanno il punto sull’argomento a 10 anni dall’avvento di queste tecnologie che cercano di mimare il comportamento del pancreas umano.

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