Diabete in gravidanza, attenzione anche a forme lievi: la dieta corretta

Diabete in gravidanza, attenzione alle forme lievi: la dieta corretta

ROMA – Diabete in gravidanza, la dieta corretta che andrebbe seguita. In una donna incinta, anche solo piccole variazioni di zuccheri nel sangue possono fare la differenza e vanno tenute sotto controllo. A distanza di oltre 10 anni, infatti, comportano un maggior rischio di sviluppare malattie metaboliche e una maggiore probabilità di avere figli obesi. A far chiarezza è uno studio pubblicato sull’autorevole rivista Journal of the American Medical Association (JAMA).

Il Diabete Gestazionale, ovvero diagnosticato per la prima volta in gravidanza, in genere regredisce dopo il parto ma può ritornare nei decenni successivi. Nel 2008, lo studio internazionale HAPO (Hyperglycaemia and Adverse Pregnancy Outcome) aveva evidenziato una relazione continua tra glicemia materna e aumentato rischio di complicanze per il bambino sia prima che dopo la nascita, ed è diventato poi la base di nuovi criteri diagnostici per il Diabete Gestazionale recepiti anche dall’Oms. L’obiettivo del nuovo studio (HAPO-FUS HAPO Follow-up) era di valutarne le conseguenze a lungo termine. I ricercatori hanno esaminato 4.697 donne delle oltre 23.000 inizialmente incluse nell’indagine del 2008. Tra coloro che avevano avuto iperglicemia, anche modesta, durante la gestazione, circa l’11% aveva sviluppato diabete alla visita di follow-up avvenuta 10-14 anni dopo il parto, e circa il 42% aveva prediabete: in donne senza glicemia elevata in gravidanza le percentuali erano rispettivamente del 2% e del 18%. Inoltre i figli delle madri con livelli elevati di glucosio durante la dolce attesa avevano più probabilità di essere obesi (19% rispetto al 10%).

“I risultati di questo studio erano attesi dalla comunità scientifica – sottolinea Ester Vitacolonna, coordinatrice Gruppo di Studio Diabete e Gravidanza della Società Italiana di Diabetologia (Sid) – e confermano l’importanza del trattamento anche delle forme lievi di iperglicemia che si manifestano durante la gestazione. Perché, se è vero che in genere questa condizione regredisce dopo il parto, aiuta comunque a smascherare un rischio sottostante e silente. La diagnosi tempestiva ed il trattamento efficace sono un’occasione di prevenzione da non perdere!”.

A tal proposito, risulta indispensabile seguire una dieta corretta. La fondazione Veronesi presenta alcuni utili consigli per la corretta dieta in gravidanza, alcune dritte per controllare nausee e attacchi di fame e fornire al bimbo in grembo il giusto apporto nutrizionale. L’alimentazione, dopotutto, è molto importante per quanto riguarda la salute della mamma e del nascituro, per questo motivo bisognerebbe tenere in considerazione alcuni fattori. Gli esperti sono d’accordo nel sostenere che, l’ideale, sarebbe che la gestante si trovi nel suo peso ideale all’inizio della gravidanza e che poi l’aumento di peso sia graduale  fino a raggiungere al momento del parto il massimo di 8-10 kg circa. La cosa fondamentale dunque è quella di mantenere una dieta il più sana e varia possibile:

“Le proteine devono essere prevalentemente d’alto valore biologico, in altre parole provenire dalle carni, pesce, uova e formaggi. Le proteine vegetali (contenute in pasta, pane, legumi) non sono sufficienti, infatti, a coprire il fabbisogno d’amminoacidi “essenziali”. Il periodo iniziale è quello più difficile della gravidanza, caratterizzato spesso da nausee, inappetenza, intolleranza, in particolare per la carne. Nei casi di maggiore intolleranza è opportuno sostituire all’alimento sgradito altri di pari valore nutritivo. Per esempio, se è la carne a non essere tollerata, si possono inserire il pesce, le uova, i formaggi, le associazioni di cereali e legumi. Nel primo trimestre di gravidanza è necessario provvedere ad una integrazione di acido folico (generalmente 400 µgr/die) per ridurre il rischio di spina bifida nel feto”.

Per quanto riguarda gli attacchi di fame, fenomeno molto diffuso in gravidanza e che può portare ad uno sconsiderato aumento di peso, fondazione Veronesi consiglia di

“controllare la quantità di glucidi introdotta quotidianamente, ricordando che la fame esagerata è spesso dovuta a fattori psicologici, più che ad un reale bisogno di cibo.”

La situazione cambia dal secondo trimestre, il fabbisogno proteico aumenta visto che le proteine risultano fondamentali per la formazione del feto, così come il calcio e il fosforo, necessari per la formazione dello scheletro. Per questo motivo, sarebbe bene aumentare la quantità di latte, latticini e uova. Anche il ferro è molto importante per la formazione dei globuli rossi del sangue, ed è contenuto soprattutto nel fegato di animali, nei legumi e nel tuorlo d’uovo e nella frutta secca. Anche il fabbisogno di vitamine aumenta:

“Specie la A e la D in stretto rapporto all’aumentato fabbisogno di calcio e fosforo. La necessità di vitamine del gruppo B aumenta invece in relazione all’aumento dell’apporto calorico glucidico. Per quanto riguarda la forma di somministrazione delle vitamine, è preferibile assumerle per via normale, cioè tramite alimenti, anziché sotto forma di preparazioni farmaceutiche. Le vitamine abbondano nella frutta e nella verdura cruda, nonché nei cereali integrali e nei prodotti comunque non raffinati”.

Attenzione ai glucidi: risultano essere tra i più graditi dalla gestante ma sono i maggiori responsabili di un aumento di peso eccessivo. Preferire gli amidi (pane, pasta, patate, cereali, legumi) rispetto agli zuccheri semplici (zucchero, dolci).

Infine, un ultimo consiglio per quanto riguarda alcol e caffè: il primo andrebbe assolutamente evitato mentre il caffè può essere bevuto con molta moderazione.

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