Diabete, 3 bufale diffuse cui non credere

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ROMA – Gli italiani trovano la maggior parte delle informazioni sul tema di diabete on line. Al primo posto Facebook e Twitter, agli ultimi posti le piattaforme di news. Tra le prime 100 affermazioni nei post più virali, il 60% contiene indicazioni errate dal punto di vista medico-scientifico, l’8% parzialmente vere e solo il 32% attendibili. Lo ha rilevato lo scorso novembre la ricerca sulle fake news in rete sul diabete promossa da Sanofi. Ecco tre bufale sulla malattia cui non credere.

I diabetici non possono mangiare frutta. Le bibite zuccherate (da aranciate a succhi di frutta) come pure altri alimenti scarsamente nutrienti ma pieni di zucchero e quindi molto calorici (dolci, cibo confezionato, snack etc) possono rappresentare un’elevata fonte di rischio. Al contrario altri cibi come la frutta o le spremute (senza zuccheri aggiunti), pur contenendo zucchero (fruttosio) non aumentano il rischio di diabete. Lo ha rivelato la revisione di dati relativi a 155 studi già pubblicati sull’argomento, resa nota sul British Medical Journal.

Si diventa diabetici mangiando molti dolci. Purtroppo (o per fortuna) non è così. Il diabete di tipo 2 non è causato da quante torte e biscotti mangiamo. In persone geneticamente a rischio un’alimentazione eccessiva e uno scarso esercizio fisico possono determinare le condizioni per lo sviluppo del diabete. Inoltre, le cause del diabete di tipo 1 (quello dei bambini) non hanno alcun legame con quello che mangiano. 

Chi ha il diabete non può fare sport. Falso. Lo sport è un’arma efficace per ridurre la mortalità dovuta al diabete e il controllo della glicemia (zucchero nel sangue). Il diabete raddoppia il rischio di morte, ma più i pazienti sono in forma, più il rischio connesso alla malattia cala.  Diversi studi hanno evidenziato, infatti, i benefici della pratica sportiva sul controllo della glicemia e sulla riduzione del rischio cardiovascolare associato al diabete.

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