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Colesterolo, le statine per ridurlo possono aumentare il rischio diabete

6 Marzo 2019 - di Claudia Montanari

ROMA – Le statine, i farmaci più utilizzati per ridurre il colesterolo nel sangue, potrebbero aumentare il rischio di sviluppare il diabete. L’azione di questi farmaci potrebbe infatti determinare un peggioramento della sensibilità all’insulina (l’ormone prodotto nel pancreas che serve a regolare la concentrazione di zucchero nel sangue – glicemia) e il declino della produzione dell’ormone stesso. Lo sostiene uno studio condotto da Bruno Stricker, dell’Erasmus Medical Centre, in Olanda, pubblicato sul British Journal of Clinical Pharmacology.

Questo lavoro, che, precisa Salvatore Piro dell’Università di Catania in un’intervista all’ANSA, è uno ‘studio prospettico osservazionale’, ha coinvolto 9535 individui di oltre 45 anni monitorati per un tempo medio di 15 anni. Nessun partecipante soffriva di diabete all’inizio del lavoro. Dall’osservazione è emerso che, chi assumeva statine, presentava un rischio del 38% maggiore di sviluppare diabete nel corso della durata dello studio. Più in generale i partecipanti che assumevano statine presentavano un grado maggiore di insulino-resistenza (cioè il loro organismo rispondeva meno all’ormone). Cionondimeno, sottolinea Piro che è anche Segretario Nazionale della Società Italiana di Diabetologia, va precisato che i soggetti più a rischio di ammalarsi erano quelli in sovrappeso o già di per sé con fattori di rischio per il diabete.

“I risultati di questo studio – rileva l’esperto SID – confermano l’associazione tra utilizzo di statine e rischio di sviluppare diabete; queste evidenze erano già emerse nel 2008 con lo ‘studio Jupiter’ e sono state verificate recentemente anche dal punto di vista molecolare dal mio gruppo di ricerca, esponendo le isole pancreatiche umane (il tessuto pancreatico che produce insulina) alle statine e vedendo le alterazioni indotte da questi farmaci” – spiega Piro. Con il nostro studio abbiamo constatato la riduzione della secrezione insulinica”. “Tuttavia, ad oggi, rispetto al rischio di sviluppare diabete risulta sempre maggiore il benefico delle statine in termini di prevenzione cardiovascolare – sottolinea Piro.

A tal proposito, gli esperti sono concordi nell’affermare che uno stile di vita sano e una dieta corretta rappresentano i nostri migliori alleati “naturali” per aiutarci a ridurre il colesterolo cattivo nel sangue. Uno studio a dimostrato che la dieta vegetariana abbassa davvero il livello di colesterolocattivo nel sangue, diminuendo il rischio di patologie cardiache come infarto, ictus e insufficienza cardiaca. Merito del più basso apporto di grassi saturi.

A dirlo sono i risultati di una ricerca condotta nel 2017 che ha comparato ben 50 studi. I vegetariani generalmente mangiano più frutta, verdura e frutta secca, ricchi di fibre solubili e steroli vegetali, che aiutano ad abbassare i livelli di colesterolo. Secondo i ricercatori, mangiare più vegetali può aiutare a proteggere la salute di chi è più esposto a patologie cardiovascolari.

Il colesterolo in eccesso, infatti, può causare la formazione di depositi di grasso (le cosiddette placche aterosclerotiche) nei vasi sanguigni, in questo modo restringendoli e bloccando il flusso del sangue, con un aumentato rischio di infarto e ictus dovuto proprio alla ostruzione al passaggio del sangue. Per “colesterolo alto” si intende un valore di colesterolo totale presente nel sangue superiore a 240 mg/dl.

Lo studio, guidato dal dottor Yoko Yokoyama, della Keio University di Fujisawa, ha scoperto che i vegetariani hanno 29.2 milligrammi in meno di colesterolo totale per decilitro rispetto a coloro che non sono vegetariani.

I ricercatori hanno osservato gli effetti di una dieta vegetariana non strettamente intesa, ma semplicemente di un regime alimentare che prevedeva un minore introito di carne e derivati animali.

Comparando i dati con quelli di chi mangia abitualmente carne è emerso che le persone che seguivano una dieta in cui abbondavano frutta e verdura a scapito della carne avevano un organismo più sano e un livello minore di colesterolo cattivo nel sangue, e di conseguenza un rischio più basso di patologie cardiache, compreso l’infarto.