Colesterolo, cioccolato fondente alleato di quello “buono”

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Il cioccolato fondente contiene anche alcuni composti, come i polifenoli e la teobromina, che possono abbassare i livelli di colesterolo LDL nel corpo e aumentare i livelli di colesterolo HDL. I medici spesso si riferiscono al colesterolo LDL come “colesterolo cattivo” e al colesterolo HDL come “colesterolo buono”. Uno studio del 2017 ha riportato che mangiare cioccolato fondente per 15 giorni ha aumentato i livelli di colesterolo HDL nelle persone che vivono con l’HIV. Tuttavia, il consumo di cioccolato fondente non ha influenzato i livelli di colesterolo LDL nei partecipanti allo studio. Questo non significa che si può mangiare una barretta di cioccolata fondente, di qualsiasi tipo. E’ consigliabile scegliere quelle senza zuccheri aggiunti e possibilmente extra dark.

Mangiare cioccolato fondente ad alta concentrazione di cacao (per un minimo del 70%) ha effetti positivi anche sui livelli di stress e sull’umore, sulla memoria e contro le infiammazioni. Ne sono convinti sono i ricercatori della californiana Loma Linda University, che hanno studiato l’effetto del cacao sulla salute cognitiva, endocrina e cardiovascolare. “Per anni abbiamo esaminato l’influenza del cioccolato fondente sulle funzioni neurologiche dal punto di vista del contenuto di zucchero – ha detto Lee S. Berk, docente e ricercatore in psiconeuroimmunologia e scienze alimentari – Maggiore è la concentrazione di cacao, maggiore è l’impatto positivo sulle attività cognitive, sulla memoria, sull’umore, sul sistema immunitario”. 

Era già noto come i flavonoidi del cacao fossero antiossidanti e agenti anti-infiammatori, con meccanismi utili per la salute del cervello e per il sistema cardiovascolare. I risultati dello studio mostrano che il consumo di cacao agisce sulle risposte immunitarie e sui geni coinvolti nella percezione sensoriale, sviluppando l’iper-plasticità cerebrale (quella capacità che permette all’encefalo di modificare la struttura in relazione dell’attività dei propri neuroni). Così, hanno spiegato i ricercatori, migliora anche l’elaborazione cognitiva, l’apprendimento, la memoria.

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