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Giappone, stop reattori: addio alle centrali nucleari

TOKYO – Il 5 Maggio è stato un giorno molto importante per il Giappone. Per la prima volta in 42 anni, infatti, il Paese non avrà più – almeno nell’immediato futuro – energia elettrica generata dall’atomo in scia alla grave crisi della centrale di Fukushima.

La Hokkaido Electric Power, utility dell’isola a nord di Hokkaido, disattiverà l’unità n.3 della struttura di Tomari, l’ultima attiva sulle 54 disseminata nell’arcipelago, con la procedura che partirà dalle 17:00 locali (le 10:00 in Italia) per concludersi col blocco totale previsto alle 23:00.

Lo stop dei reattori, obbligatorio ogni 13 mesi in Giappone per poter effettuare i controlli ordinari, si e’ da oltre un anno intrecciato alla crisi di Fukushima: dopo il devastante sisma/tsunami dell’11 marzo 2011, la peggiore emergenza dopo Cernobyl ha rilanciato forti dubbi sulla sicurezza degli impianti che, al contrario, era in precedenza considerata una certezza.

La perdita di radiazioni e le evacuazioni di massa hanno moltiplicato le paure nell’opinione pubblica sulle centrali al punto che, al netto dei reattori danneggiati (come la centrale di Fukushima Dai-ichi), tutte le unita’ fermate per le verifiche di routine non sono piu’ ripartite in scia alle forti resistenze registrate tra le comunita’ locali.

Il processo amministrativo di riavvio, dopo il via libera dell’authority sulla sicurezza nucleare, prevede che ci sia il consenso espresso dagli enti locali (comuni e prefetture) che ospitano gli impianti. Finora, da questi ultimi non e’ maturata alcuna approvazione neanche in quelle zone a forte vocazione come la prefettura di Fukui, il ‘cuore atomico’ del Giappone con 14 reattori su una superficie simile a quella della citta’ di Roma, che ne fanno l’area piu’ nuclearizzata al mondo.

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