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Alimentazione plant-based per una dieta sana e sostenibile

ROMA – C’è un termine che rappresenta in questo periodo più di altri la voglia di una dieta green e sostenibile, sana e che preveda il rispetto per gli animali. Una dieta più soft e meno estrema del vegan che viene chiamata plant-based, una alimentazione di “compromesso” se vogliamo, di inclinazione, di passaggio e dunque di speranza rispetto a dove vorremmo andare e forse non siamo ancora e nasce in risposta alla consapevolezza della crisi ambientale.

La dieta plant-based è nella sua accezione corrente (ha avuto anche un senso più estremo) a prevalenza vegetale. Dentro ci si ritrovano tutte quelle persone che hanno cominciato ad orientare le abitudini alimentari verso il verde, riuscendo a limitare la carne magari una volta a settimana rispetto alle varie volte di prima, a ridurre gli insaccati, a mangiare pesce sostenibile e a non vietarsi, almeno per il momento, i prodotti di derivazione animale come i latticini e le uova purchè di provenienza sicura. E’ una filosofia alimentare con al centro la tutela della biodiversità e la valorizzazione delle culture locali, delle tradizioni del territorio, è un orientamento consapevole che favorisce la produzione alimentare su piccola scala, familiare, senza passaggi industriali, al fine di preservare l’integrità degli ecosistemi.

Plant based, per come lo stiamo intendendendo ora, è un termine gentile, non drastico, non talebano e forse per questo popolare. La dieta plant based cerca cibi meno raffinati, di produzione meno industriale possibile, più naturale possibile, predilige i cereali integrali, le verdure di fattoria, non disdegna pur minimizzandone l’assunzione i prodotti animali (trattati in un’ottica di benessere animale però). E’ in sostanza più improntato alla provenienza degli alimenti e alle modalità di produzione. Riguarda in genere un consumatore attento e consapevole, le cui scelte sono influenzate da fattori come la tracciabilità dei circuiti di distrubuzione.

All’estero il plant based è persino nei food truck ed in Italia è rappresentato dalla grande popolarità acquisita dai farmer’s market della Coldiretti, dai mercati contadini del territorio, dalle reti di mercato alternativo come i Gas, Fuori Mercato , il cosiddetto Civic Food Networks (Cfn) o Alternative Food Networks (Afn). Ha avuto grande ribalta mediatica nei menù della stagione dei premi, dai Golden Globe agli Oscar perchè plant based era l’offerta food proposta alle star al posto delle consuete bisteccone americane. Una dieta a base vegetale è una dieta costituita principalmente (o interamente) da alimenti derivati ​​da piante, tra cui verdure, cereali, noci, semi, legumi e frutta e con pochi (o nessun) prodotto animale.  Una dieta a base vegetale non è necessariamente vegetariana. L’uso della frase a base vegetale è cambiato nel tempo e si possono trovare esempi della frase “dieta a base vegetale” utilizzata per riferirsi a diete vegane, che non contengono alimenti di origine animale, a diete vegetariane che possono includere prodotti lattiero-caseari e / o uova ma senza carne, e diete con quantità variabili di alimenti di origine animale, come diete semi-vegetariane che contengono piccole quantità di carne. Le diete plant based sono, anche del punto di vista della nutrizione e dietetica, salutari per tutta la vita, anche durante la gravidanza, allattamento, infanzia, età adulta e per gli atleti.