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Sport, non sempre fa bene: farne troppo compromette fertilità

ROMA – Praticare sport, si sa, fa bene non solo alla linea ma anche alla salute sia fisica che mentale, a patto però che questo venga praticato nella maniera giusta.

Secondo gli esperti, infatti, fare troppo o troppo poco sport, usare sostanze dopanti e consumare integratori per incrementare la performance sportiva influenza la salute riproduttiva e la sessualità maschile e femminile.

Se ne è discusso al meeting “Incontri educativo-formativi sul tema della fertilità” che si è tenuto all’università di Roma Foro Italico. Il 50 – 60 % degli atleti usa integratori alimentari e supplementi per lo sport ma esiste il rischio che siano inquinati da contaminanti endocrino steroidei anabolizzanti.

Luigi Di Luigi, professore di endocrinologia all’Università di Roma Foro Italico, spiega: ”L’ultimo rapporto svolto dalla Hfl Sport science, uno dei più importanti laboratori di controllo sul doping nello sport conferma tale rischio in particolare per gli integratori alimentari proteici venduti in internet e sempre più usati negli ambienti sportivi e nelle palestre. Dal rapporto risulta anche che alcuni prodotti possono essere contaminati da sostanze dopanti in modo involontario perfino da chi li produce, comportando un alto rischio per chi li consuma”.

Le sostanze più frequentemente ritrovate in questi prodotti sono steroidi e stimolanti proibiti in ambito sportivo. ”L’uso terapeutico di sostanze proibite e l’esercizio fisico hanno conseguenze dirette sull’apparato riproduttivo e sessuale -sottolinea l’esperto- il doping influisce infatti in almeno il 2% dei casi di infertilita’ maschile”. Il doping, in particolare l’assunzione di androgeni, B-bloccanti, diuretici e stimolanti per aumentare le energie e la resistenza, è associato nei maschi ad un peggioramento del desiderio sessuale, alla disfunzione erettile e ad alterazioni della capacita’ riproduttiva come oligozoospermia e azoospermia, ovvero la riduzione o l’assenza completa di spermatozoi nel liquido seminale. Negli atleti maschi che praticano attività fisica intensa e protratta nel tempo, come nei corridori long distance, nei maratoneti e nei ciclisti, la concentrazione di testosterone nel sangue è spesso nei limiti inferiori della norma e, in rapporto a chi non è allenato, è più bassa di circa il 40-70%. Il calo di testosterone può indurre ad ipogonadismo, disfunzione erettile e calo del desiderio sessuale.

”Al contrario l’esercizio fisico ben condotto, è importante anche per un’ottimale salute sessuale -sottolinea Andrea Lenzi, ordinario di endocrinologia alla Sapienza- il movimento abbassa il rischio di disfunzione erettile e riduce il rischio di tutte le patologie che la provocano”. L’esercizio fisico è di per sè responsabile del 20 % dei casi di infertilità, anche svolto a livello amatoriale, spiegano gli esperti. L’overtraining inoltre, nelle donne, induce a disfunzioni mestruali e ovulatorie.

Tali problemi sono più frequenti nella danza, nella ginnastica e nella corsa e, in generale, dove è necessario avere un peso ridotto. La prevalenza di disturbi mestruali arriva fino al 66% nelle atlete e per la amenorrea e anovulazione fino al 44%, in funzione del tipo di attività praticata.

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