Tumore allo stomaco, pomodori un’arma per proteggersi

Tumore allo stomaco, pomodori un'arma per proteggersi

Tumore allo stomaco, i pomodori possono aiutare a ridurre il rischio. E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Cellular Physiology che ha tra i suoi autori Daniela Barone e Letizia Cito, del gruppo di ricerca dell Centro Ricerche Oncologiche Mercogliano (Crom) – Istituto Nazionale Tumori di Napoli.

I ricercatori hanno scoperto che gli estratti di due varietà di pomodoro tipiche del Sud Italia, in particolare il San Marzano e il Corbarino, sono in grado di inibire in laboratorio la crescita e le caratteristiche maligne delle cellule di questo cancro. Una scoperta, raccontano i ricercatori, “che apre la strada a studi futuri mirati ad identificare buone abitudini alimentari non solo come strategia di prevenzione antitumorale, ma anche come possibile sostegno alle terapie convenzionali”.

Lo sviluppo del cancro allo stomaco, il quarto al mondo per diffusione, è associato sia a cause genetiche sia ad infezioni del batterio Helicobacter pylori, tipico di patologie come gastrite e ulcera, ma anche ad abitudini alimentari errate, come l’eccessivo consumo di prodotti affumicati e salati.

Gli autori dello studio hanno quindi voluto testare gli effetti di due varietà di pomodoro caratteristiche della Campania per verificare come influissero sull’aggressività di questo tumore.

Fino ad oggi, riportano gli scienziati, “le ricerche scientifiche avevano analizzato soprattutto singoli componenti noti per la loro capacità antiossidante, che permette di contrastare la crescita dei tumori, ma pochi studi hanno analizzato gli effetti dei pomodori nella loro interezza”. Per questo gli autori si sono focalizzati sull’utilizzo di estratti interi di pomodoro.

“I risultati mostrano che gli estratti di San Marzano e Corbarino sono stati in grado di inibire la crescita e la capacità di replicazione di tre varianti di cellule tumorali gastriche. Il trattamento con tutti gli estratti di pomodoro ha inoltre ostacolato la capacità delle cellule di migrare nell’organismo, ha bloccato la loro replicazione e ne ha anche indotto il ‘suicidio’ programmato”, un processo noto come apoptosi.

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