Categorie
Salute

Sindrome intestino irritabile: un batterio tra le possibili cause

La sindrome dell’intestino irritabile, spesso definita anche come “colite spastica” o “colon irritabile“, interessa le donne in misura doppia rispetto agli uomini.

Chi ne soffre avverte di solito dolore addominale, che va migliorando dopo l’evacuazione. Il soggetto può essere stitico, diarroico oppure alternare stipsi e diarrea.

La sindrome, che riguarda nel mondo fino a un adulto su dieci, può essere associata a emicrania, ansia, depressione, fatica cronica, ma anche cistite e problemi in ambito sessuale.

Le cause possono essere svariate. Dalla flora batterica alterata, alle allergie alimentari o all’utilizzo cronico di farmaci, ma contano anche gli aspetti emotivi come l’ansia e lo stress

Sindrome dell’intestino irritabile e Brachyspira.

Un’altra causa potrebbe essere un microrganismo nocivo per l’intestino, il Brachyspira, normalmente assente nell’intestino sano. 

E’ quanto rivelato da uno studio pubblicato sulla rivista Gut da esperti dell’Università di Göteborg in Svezia.

Il batterio è stato trovato nell’intestino dei pazienti esaminati ma mai in quello di soggetti sani di controllo.

“A differenza della maggior parte dei batteri intestinali, Brachyspira è a diretto contatto con le cellule della parete dell’intestino”, spiega l’autore principale del lavoro Karolina Sjöberg Jabbar.

“Sono rimasta immensamente sorpresa quando ho ritrovato Brachyspira in un numero crescente di pazienti, ma mai in individui sani”.

Lo studio si è basato sull’analisi di biopsie intestinali di un gruppo di pazienti e di un gruppo di individui sani di controllo.

Il batterio è risultato presente in almeno un terzo dei pazienti e sebbene il risultato debba essere confermato in casistiche più ampie di pazienti, la ricercatrice spiega:

“Siamo fiduciosi di aver trovato una potenziale causa trattabile della sindrome dell’intestino irritabile, almeno per alcuni pazienti”.

In futuro terapie antibiotiche o probiotiche atte a eradicarlo dal tratto intestinale potrebbero risultare risolutive nei confronti di almeno alcuni di questi pazienti.