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Cancro al seno, screening già dai 40 anni può salvare centinaia di vite

Lo screening per la diagnosi del cancro al seno fatto già a partire dai 40 anni potrebbe salvare centinaia di vite ogni anno.

Uno studio pubblicato su Lancet Oncology, che ha coinvolto 160.000 donne britanniche che sono state seguite per 23 anni, ha dimostrato che si eviterebbero almeno 300 morti l’anno.

I decessi per tumore alla mammella erano inferiori del 25% tra i gruppi di donne che si erano sottoposte a mammografia già a 40 anni.

Lo screening del cancro al seno utilizza un test a raggi X per individuare i tumori che sono troppo piccoli da vedere o sentire.

Se rilevata precocemente, la malattia può essere curata e le pazienti hanno buone possibilità di guarigione.

Come si legge sul Daily Mail, l’autore principale dello studio, il professor Stephen Duffy, ha dichiarato:

“Si stima che il programma di screening salverà 1.500 vite all’anno… (ma) abbassare l’età per includere donne sulla quarantina salverebbe altre 300 vite all’anno”.

“Il nostro studio mostra chiaramente che lo screening nelle donne sotto i 50 anni può salvare vite umane”.

“Il beneficio si vede principalmente nei primi dieci anni, ma la riduzione della mortalità persiste a lungo termine con circa una vita salvata ogni mille donne sottoposte a screening”.

I dati del cancro al seno in italia.

Sono circa 5.300 nel 2019, in Italia, le nuove diagnosi di tumore del seno già in fase metastatica: rappresentano circa il 10% del totale.

Grazie ad armi sempre più efficaci, alla disponibilità di farmaci innovativi e all’integrazione delle terapie, il carcinoma mammario metastatico oggi è una malattia trattabile, con una sopravvivenza mediana di 24-36 mesi.

Dieta e tumore al seno: un rapporto stretto.

La dieta potrebbe avere un ruolo chiave nel trattamento del tumore al seno.

Modifiche metaboliche indotte dalla dieta mima-digiuno sono risultate associate a effetti antitumorali positivi.

Attenzione: i cicli di dieta, sia le settimane di intervallo, prevedono protocolli precisi e devono avvenire sotto stretto controllo medico.

L’approccio “fai da te” aumenterebbe solo il rischio di malnutrizione, una condizione che nei pazienti oncologici può essere molto pericolosa per le terapie.