politica

Anche Di Pietro candidato premier centrosinista

ROMA – Il centrosinistra da una parte si compatta, da una parte si sfascia: Nichi Vendola ha scelto il Pd, mollando l’Idv di Antonio Di Pietro e l’ex magistrato ha quindi annunciato: mi candido come premier alle prossime elezioni politiche, chi mi ama mi segua. Da una parte, allora, ci saranno le primarie a tre del centrosinistra tra Pier Luigi Bersani, Nichi Vendola e Matteo Renzi. Chi vincerà tra questi si andrà a scontrare alle elezioni con Silvio Berlusconi, probabilmente Pier Ferdinando Casini e Antonio Di Pietro. Solo che sia Casini che Di Pietro potrebbero essere i premier di una coalizione di centrosinistra. Una confusione assoluta per gli elettori…

Quando a Di Pietro viene chiesto se intenda candidarsi alle primarie del centrosinistra, l’ex magistrato risponde e annuncia: “Io mi candido a governare il Paese alla guida di una coalizione di centrosinistra e riformista. Chi ci sta venga con noi”.

“Io – spiega Di Pietro – sono il candidato premier di una coalizione di riformisti di centrosinistra che proponga un programma fatto si legalità, solidarietà e sviluppo per costruire un’alternativa alle destre riformiste e al governo Monti. Se ci vogliono stare Bersani, Vendola e compagnia bella bene, ma Idv va avanti puntando non sulle parole ma sui fatti. La differenza tra noi e quella finta coalizione di centrosinistra è che noi facciamo mentre loro alle parole fanno seguire i fatti. Io mi candido a premier”, aggiungendo di “guardare soprattutto ai movimenti e alle liste civiche per il suo movimento riformista di centrosinistra”.

“Oggi il centrosinistra – conclude – porta avanti politiche del tutto illiberali, che non difendono la gente e la legalità: il voto di fiducia che daranno sulla spending review ne è la conferma”. Di Pietro, insomma, vuole essere leader e come tale si propone. Senza passare per primarie che potrebbero indicare qualcun’altro. Il tutto condito da una sorta di “chi mi ama mi segua” che difficilmente vedrà adesioni entusiastiche. Nell’Idv, infatti, rimangono le divisioni. La svolta anti-Monti e l’allontanamento dal Pd non convincono diversi esponenti del partito, da Massimo Donadi al sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

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