Altaroma, Mancini handmade: viaggio nell’alta sartoria tra arte e gioielleria

Altaroma, Mancini handmade: viaggio nell'alta sartoria tra arte e gioielleria

ROMA “Ogni giacca ha una storia”. Le mani scorrono veloci sul tavolo da lavoro, i materiali di pregio vengono plasmati, minuto dopo minuto, sul il cliente. Gennaro De Filippo non realizza semplicemente abiti. Lui, uno dei sarti d’eccezione dell’antica sartoria Mancini, realizza vere e proprie opere d’arte. Le studia, le sue giacche. Le lavora. Disegna e costruisce punto per punto. Non ha computer o macchine tecnologiche per farsi aiutare con le misure. Suo fedele compagno di viaggio e di lavoro, il suo ditale. “Aperto in punta”, ci spiega, perché è quello con cui riesce a lavorare meglio, da sempre.

“Fin da quando, a 7 anni, ho preso in mano per la prima volta ago e filo e ho iniziato questo lungo percorso fatto di sacrifici, di passione, di dedizione e tanto, tanto amore”.

Ogni completo è un’opera d’arte e, sabato scorso, l’Atelier Mancini ne ha svelato i segreti più intimi. A fare da cornice all’evento di eccezione -organizzato in occasione di Altaroma Altamoda- dal titolo “Sartorialità, arte e gioielleria: le eccellenze del Made in Italy tra passato, presente e futuro“, la splendida sede capitolina dell’Atelier Mancini, a Palazzo Lazzaroni. A pochi passi da Fontana di Trevi, sembra di essere catapultati in un’epoca passata in cui l’attenzione per il particolare, per i tessuti, per il lavoro di pregio, ci fa riscoprire le eccellenze del Made in Italy.

A completare la poesia, oggetti d’arte di grande valore e il sottofondo di note jazz di un pianoforte, che accompagnavano un piccolo ma intenso percorso in cui venivano spiegate le fasi di creazione di una giacca: dal disegno su tela alla prima intelaiatura, senza tasche, per poi passare all’attaccatura del collo e al suo rivestimento.

Nella stanza del piano il Maestro orafo Rosmundo Giarletta, le cui opere sono esposte stabilmente nella boutique, ha presentato in anteprima Parsifal, opera d’arte orafa unica al mondo, che la famiglia Reale di Monaco, i Ranieri, custodisce a Palazzo.

Ispirato al dramma musicale di Richard Wagner, il gioiello – in oro, rubini, diamanti ed acquamarina – racchiude tutta la ricchezza simbolica e l’intreccio di elementi filosofici, letterari e religiosi, di cui si compone l’opera: il Santo Graal, la Sacra Lancia, le fanciulle fiore, Kundry e il malvagio Klingsor. Sul verso, l’artista interpreta la musica cosmica di Wagner, con i quattro elementi di Empedocle: l’aria (il cherubino che soffia), il fuoco (le fiamme), l’acqua (il delfino), la terra (la chiocciola), e al di sopra delle cose umane, Dio, Alfa e Omega, creatore dell’immenso, che ama gli uomini nel cui cuore palpita, come nel cuore del gioiello, la colomba della pace. E ancora, in lato, le stelle, il sole e la vita divina.

Un evento magico, quello di sabato scorso presso l’Atelier Mancini, in cui il connubio perfetto tra sartorialità, arte e gioielleria ha realmente portato alla luce le eccellenze del Made in Italy tra passato, presente e futuro. Dovremmo essere grati sempre a queste ricchezze che con il tempo continueranno a far parlare il mondo intero di noi, e dell’Italia, e del nostro culto del bello.

“Ogni giacca ha una storia, ogni completo è un’opera d’arte”.

Ed è davvero così.

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