Partner in sala parto? Consigliato. Ma ecco cosa non deve fare

Partner in sala parto? Consigliato. Ma ecco cosa non deve fare

ROMA – Partner in sala parto? Una presenza consigliata. Ma ecco che cosa bisogna fare (e non fare). Sì a carezze e strette di mano per rassicurare la neo-mamma, ma attenzione a non darle più stress di quel che già sta subendo, come spiega Margherita De Bac sul Corriere della Sera.

“L’uomo deve esserci sempre, soprattutto durante il travaglio, una fase fondamentale della vita in cui è necessaria una forte partecipazione affettiva”, dice Paolo Scollo, presidente nazionale Sigo, la Società italiana di ginecologia e ostetricia.

La tendenza, del resto è questa. Secondo i dati del ministero della Salute, nove uomini su dieci sono presenti nella fase finale della gravidanza. Quando non è il partner, nell’8,6% dei casi è un familiare, nell’1,16% una persona di fiducia. Il fenomeno è più deciso nelle regioni del Nord, meno al Centro, ancor meno nelle Isole e al Sud. Se in Molise quasi dieci partner su dieci sono accanto alla moglie, in Calabria la percentuale si abbassa (6-7 su 10) e in Sardegna e Campania si riduce ulteriormente sfiorando la soglia di 4 su 10. Qui la donna sceglie di avere vicino la madre o la sorella.

 

La questione, naturalmente, non si pone nel caso di parto cesareo: un vero e proprio intervento chirurgico, in cui non è ammessa la presenza di spettatori.

L’uomo che decide di assistere la compagna deve sapere che non è facile non svenire o scoppiare in lacrime. Ma deve ricordarsi di non intralciare il lavoro dei medici. Altri errori da evitare: porre domande tecniche sulle manovre in corso, rimproverare la partoriente, non chiedere per lei l’acqua o l’uso dell’epidurale (analgesia che evita i dolori dell’espulsione e del travaglio). Se poi si teme di svenire, meglio aspettare fuori.

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