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Cos’è la legge contro l’omotransfobia e perché ne abbiamo bisogno

Con 265 sì e 193 no, la Camera dei Deputati ha approvato la legge per contrastare l’omotransfobia, la misoginia e le violenze contro le persone disabili. Ma cosa vuol dire? Cos’è l’omotransfobia? Cerchiamo di capire meglio questa nuova legge e perché l’Italia ne ha bisogno.

La legge Zan (dal nome del suo primo firmatario e relatore, il deputato del Partito democratico Alessandro Zan) approvata recentemente alla Camera prevede di introdurre il reato di omotransfobia per chi discrimina, minaccia e aggredisce gay, lesbiche, trans e anche disabili. Oltre all’individuazione di una fattispecie di reato, la legge prevede per la prima volta iniziative di assistenza e supporto alle vittime di omotransfobia.

Cosa si intende per omotransfobia e cosa prevede la legge Zan

Per omotransfobia si intende l’avversione ossessiva nei confronti degli omosessuali e l’omosessualità, i transessuali e la transessualità.

“Il testo approvato alla Camera – spiega Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay –  interviene sulla tematica discriminatoria aggiungendo agli articoli 604 bis e ter del Codice penale che trattano le aggravanti di reato e la condotta istigatoria verso discriminazioni e violenze. Quelle legate al sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità, estendendo le tutele in sede processuale a tutte le vittime di questi reati”.

L’articolo principale della legge estenderà le protezioni attualmente in vigore per le etnie e l’orientamento religioso all’orientamento sessuale. Punirà infatti col carcere chi commette violenza o incita a commettere violenza nei confronti di un’altra persona sulla base dell’orientamento sessuale.

Piazzoni spiega: “Contiene poi politiche di prevenzione, con il mandato ad UNAR di costruire piani strategici di contrasto alla discriminazione verso le persone LGBTI. Si dà inoltre mandato all’Istat di indagare con cadenza triennale la situazione delle discriminazioni per colmare il grave fenomeno dell’under reporting che caratterizza questo ambito. La legge istituzionalizza anche in Italia la giornata del 17 maggio contro omofobia, transfobia, bifobia e lesbofobia, già riconosciuta a livello europeo. Infine, la legge fa proprie le politiche di sostegno alle vittime tramite l’istituzione dei centri di accoglienza finanziati con 4 milioni di euro annui, già previsti con la conversione in legge del decreto agosto”.

Perché abbiamo bisogno di questa legge

Ad oggi, l’Italia è uno dei pochi paesi europei a non avere una legge che protegga adeguatamente le persone della comunità LGBTQ+, sigla che indica persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender e altri orientamenti. Sul tema non esistono studi o dati da fonti istituzionali, ma da tempo l’Arcigay segnala un aumento delle segnalazioni dei casi di violenza.

La legge risponde anche a diverse direttive europee a tutela dei soggetti più a rischio di discriminazioni sul lavoro, bullismo, persecuzioni e gesti violenti.

“Il testo è frutto di un lavoro di sintesi di diverse proposte. Oltre alle previsioni penali – commenta Gabriele Piazzoni – cioè quelle che riguardano il reato una volta commesso, per la prima volta si occupa di prevenzione e supporto alle vittime di violenza. Anche con finanziamenti ad hoc di persone che si trovano nella necessità di essere assistite e protette, in seguito per esempio all’allontanamento come avviene per le donne vittime di violenza coniugale o domestica.

Il caso classico è quello dei neomaggiorenni che a causa dell’età sono fuori dalla protezione ai minori, ma non hanno mezzi o non trovano un posto dove ricomporsi. Questi centri in altri Paesi già esistono. È una cosa che serve e che abbiamo sollecitato anche come associazione perché sappiamo che ci sono persone che hanno bisogno di essere protette. La legge prende atto della necessità che accanto alla repressione del fenomeno della violenza vi sia anche l’assistenza alle vittime. Sono entrambe importanti”.