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Jobs Act: lavoro, contratti, reintegro… le 5 novità

ROMA – Niente reintegro, niente articolo 18, nuove indennità… Come cambia il mondo del lavoro con l’approvazione del Jobs Act?

Ecco in cinque punti le principali modifiche apportate dal Governo con questa riforma:

– Per i nuovi assunti, contratto a tutele crescenti ma niente reintegro. Le tutele crescenti sono l’ossatura del nuovo contratto di lavoro a tempo indeterminato. Quando il decreto legislativo sarà in vigore, tra un mese, chi verrà assunto (per la prima volta o perché cambia lavoro) con il contratto a tutele crescenti non avrà più le protezioni sui licenziamenti previste dall’articolo 18 dello Statuto. Il diritto al reintegro nel posto di lavoro scatterà solo per i licenziamenti discriminatori e per quelli disciplinari, se il giudice accerterà che il fatto contestato non sussiste. Altrimenti ci sarà un indennizzo da 4 a 24 mensilità.

– Oltre i 15 addetti, salta l’articolo 18. Il nuovo contratto a tutele crescenti vale per tutte le assunzioni. Non ci saranno quindi più differenze in base alle dimensioni dell’azienda (ora le regole cambiano superata la sogli dei 15 dipendenti). Anzi, le imprese che supereranno il limite dei 15 grazie ai lavoratori a tutele crescenti, non saranno più soggette ad applicare l’articolo 18 dello Statuto (né sui vecchi né sui nuovi assunti). Le aziende saranno pertanto incentivate a crescere (anche perché oltrepassando la soglia dei 15, potranno in certi casi veder scendere l’indennizzo cui hanno diritto i licenziati).

– I dipendenti pubblici saranno licenziabili? Secondo alcuni esperti, come il giuslavorista Pietro Ichino che ha collaborato alla scrittura del decreto legislativo, il contratto a tutele crescenti si applica a tutti i lavoratori dipendenti, compresi quelli pubblici. Di diverso avviso il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia. Si ripropone quindi lo scontro già avvenuto in occasione della riforma Fornero dell’articolo 18. In mancanza di norme che facciano chiarezza, la giurisprudenza è tuttora divisa sull’applicabilità delle norme sui licenziamenti ai dipendenti pubblici.

– Addio reintegro per i licenziamenti collettivi. Le nuove regole sui licenziamenti individuali si applicano anche ai licenziamenti collettivi, in riferimento ai dipendenti assunti con contratto a tutele crescenti. Eventuali licenziamenti illegittimi non sarebbero sanzionati con il reintegro (tranne che per i casi di discriminazione e di insussistenza del fatto disciplinare) ma con gli indennizzi. Difficile applicare questa norma in caso di licenziamento di lavoratori in parte coi vecchi contratti e in parte coi nuovi.

– Ecco la nuova indennità di disoccupazione. Da maggio debutta la Naspi, ovvero Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego. Si tratta della nuova indennità di disoccupazione, che sostituisce le attuali Aspi e mini-Aspi. Si estende, con il nome di Dis-Coll e solo per il 2015, ai co.co.co. e co.co.pro. La Naspi durerà al massimo 24 mesi contro i 18 dell’Aspi. La Dis-Coll durerà invece non più di sei mesi. L’importo iniziale sarà pari al 75% della retribuzione fino a un tetto di 1.300 euro. Dal quinto mese scende del 3% al mese.

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