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Guerra dei Le Pen. Marine caccia il padre dal partito, lui vuole far cambiare nome alla figlia

PARIGI – Non si placa la guerra dei Le Pen. Conciliare politica e affetti familiari è difficile, almeno quando ci sono di mezzo ambizioni enormi. E quella di Marine è quella di diventare presidente della Repubblica. Ambizioni anche diverse rispetto a quelle che erano le impostazioni di Jean-Marie del suo Front national fondato nel 1972 e guidato fino al 2011, quando ha passato il comando alla figlia. E in quel momento per lui sono cominciati i guai.

L’ultimo episodio della guerra in famiglia è l’atto ufficiale di Marine che ha chiesto e ottenuto al partito di sospendere il fondatore, ritirandogli pure la tessera. Ma l’86enne leader sconfessato ripudia la figlia: “Non voglio che la presidente porti il mio nome”. Del resto, Marine, che ha in mano il partito, ha estromesso il padre vietandogli di parlare a nome del partito. I motivi di questa rottura storica? “In particolare – hanno sottolineato i vertici del partito – il Fn disapprova le opinioni espresse sulle colonne del giornale anti Fn Rivarol, contrarie ai suoi valori politici e di statuto”. Le Pen padre, intervistato dal giornale, aveva rivalutato il maresciallo Petain, capo della Francia che collaborò con i nazisti. Questo a pochi giorni dall’ennesimo rilancio della polemica sulle camere a gas, definite ancora “un dettaglio” della storia dal fondatore del Front.

Insomma, Marine sta cercando da quattro anni di togliere al Fn quella veste storica estremista e nostalgica, ma la presenza e le uscite del padre vanno in senso contrario. E le cose stanno proprio così: l’ufficio politico e il partito tutto è con lei, gradisce questo ammorbidimento, rimanendo comunque all’estrema destra. Ma è questione di famiglia.

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