Il diabete di tipo 2 accelera il declino cognitivo

Il diabete di tipo 2 accelera il declino cognitivo

27 Maggio 2022 - di Silvia

Uno studio pubblicato su eLife ha dimostrato che il normale invecchiamento cerebrale è accelerato di circa il 26% nelle persone con diabete di tipo 2 rispetto agli individui senza la malattia. Questo testimonia quanto sia importante investire su metodi sensibili per rilevare i cambiamenti nel cervello associati al diabete. La ricerca si è basata sui dati di una biobanca britannica, che ha preso in considerazione 20.000 persone di età compresa tra 50 e 80 anni. I risultati sono stati confrontati con una meta-analisi di quasi altri 100 studi.

Il primo autore dello studio, Botond Antal, della Stony Brook University di New York, ha spiegato: “Le valutazioni cliniche di routine per la diagnosi del diabete si concentrano in genere sulla glicemia, sui livelli di insulina e sulla percentuale di massa corporea. Tuttavia, gli effetti neurologici del diabete di tipo 2 possono rivelarsi molti anni prima che possano essere rilevati da misure standard, quindi quando il diabete di tipo 2 viene diagnosticato dai test convenzionali, i pazienti potrebbero aver già subito danni cerebrali irreversibili”.

“I nostri risultati suggeriscono che il diabete di tipo 2 e la sua progressione possono essere associati all’invecchiamento cerebrale accelerato, potenzialmente dovuto alla disponibilità di energia compromessa che causa cambiamenti significativi nella struttura e nella funzione del cervello”, conclude l’autrice senior Lilianne Mujica-Parodi, direttrice del Laboratory for Computational Neurodiagnostics , Università di Stony Brook.

“Quando il diabete viene formalmente diagnosticato – specifica l’autrice – questo danno potrebbe già essersi verificato. Ma l’imaging cerebrale potrebbe fornire una metrica clinicamente preziosa per identificare e monitorare questi effetti neurocognitivi associati al diabete. I nostri risultati sottolineano la necessità di ricerca sui biomarcatori cerebrali per il diabete di tipo 2 e strategie terapeutiche mirate specificamente ai suoi effetti neurocognitivi”. Fonte: Medical X Press. Foto di Steve Buissinne da Pixabay.

Nota bene. Questo articolo ha solo uno scopo illustrativo e non sostituisce in alcun modo il parere medico.

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