Gigi Hadid incanta Milano: abito nero firmato Zac Posen

Gigi Hadid incanta Milano: abito nero firmato Zac Posen

MILANO – Gigi Hadid incanta Milano: abito nero firmato Zac Posen per la supermodella americana, che ha preso parte alla presentazione del nuovo calendario Pirelli, giunto alla sua 46esima edizione.

Scattato da Albert Watson ad aprile tra Miami e New York, Pirelli The Cal comprende 40 fotografie a colori e in bianco e nero, che raccontano in 4 piccoli docu-film, interpretati da Hadid affiancata da Alexander Wang, Julia Garner, Misty Copeland con Calvin Royal III e Laetitia Casta insieme a Sergei Polunin, le vite di donne impegnate a raggiungere i propri obiettivi, inseguire sogni e passioni, con impegno, coraggio e guardando al futuro. Un mission in sintonia con l’era del Me Too, che ha cercato di affrancare la donna dal puro e semplice oggetto del desiderio maschile. Watson alle sue modelle (e modelli) ha chiesto: “Mettete in scena i vostri sogni”.

“L’idea iniziale era quella di realizzare un film, un documentario in quattro parti. Non è il mio modo abituale di lavorare (si dedica alla moda, agli spot pubblicitari e ai manifesti per il cinema, ndr), ma una combinazione di grafica e cinematografia in cui ho voluto rompere gli schemi, sia negli abbinamenti dei personaggi (due fidanzati, due amiche, una donna single e il suo amico e confidente) che nelle storie”. “Ho voluto dare a Pirelli qualcosa diverso da quanto fatto prima e se il genere ‘pin up’ è stato esplorato tante volte, ora è bello esplorare altri territori, come il cinema”.

Dal punto di vista del concept, invece, “l’obiettivo era esplorare le donne”, sottolinea Watson, “poi si è aggiunta l’idea del ‘sogno’, nel suo significato di ‘riflettere sul domani’ – spiega Watson – di cosa fare del proprio futuro, collegandolo alle proprie ambizioni”. “C’è un messaggio simbolico: le donne si fanno sentire, siamo importanti e abbiamo cose da dire importanti – sottolinea Misty Copeland, una delle modelle -. E abbiamo uomini accanto che ci sostengono in questo”. “Albert – conclude Casta – ha cercato di catturare qualcosa dalle nostre anime più che dai nostri corpi”.

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