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Pillola 5 giorni dopo, sì a vendita senza ricetta. Aborto mascherato o diritto?

ROMA – l’Ema -agenzia del farmaco europea- e l’Europa, aprono alla vendita della pillola dei 5 giorni dopo (EllaOne il nome commerciale) senza bisogno di ricetta. In sostanza, basterà entrare in farmacia e richiedere il farmaco, senza bisogno di una ricetta medica. Che in Italia questa decisione venga adottata e diventi pratica, però, non è del tutto scontato. Il fronte cattolico, infatti, se è già mosso: “È solo un aborto mascherato” sostengono medici e farmacisti cattolici italiani. Non è così in tutti i Paesi europei: In Francia, Inghilterra e Germania si preparano a partire a febbraio. Come si legge su Repubblica, Ema ha deciso di rendere un EllaOne un farmaco senza ricetta perché non ha effetti collaterali e se viene presa a gravidanza già iniziata non ha effetti collaterali. Si legge su Repubblica:

“In Italia, invece, le donne che vogliono assumerla devono fare il test per escludere che siano incinte. Così solo in 20mila l’anno scelgono EllaOne, mentre 320mila prendono la pillola del giorno dopo. Il produttore già sei mesi fa ha chiesto ad Aifa di togliere l’obbligo del test, ma l’agenzia ha risposto che trattandosi di un aspetto eticamente rilevante avrebbe girato tutto al ministero. Quando l’agenzia del farmaco europea ha deciso di non richiedere più la ricetta, l’Italia è stato uno dei pochi Paesi a votare contro, il che fa capire quanto sarà difficile attuare la regola. All’Aifa prendono tempo e annunciano che la questione verrà sottoposta alla commissione tecnica. “È anche ipotizzabile la richiesta al ministro della Salute di un approfondimento in seno al Consiglio superiore di sanità”. C’è da aspettarsi un lungo periodo di riflessione, come sempre quando gli organi tecnici devono prendere decisioni scientifiche che possono avere aspetti etici”

Secondo Filippo Boscia, ginecologo e presidente dell’Associazione medici cattolici, è una bugia definire “contraccetivo” la pillola dei 5 giorni dopo:

“Usarla vuol dire abortire, ma non è questo che mi preoccupa, quanto il fatto che ormai le giovani hanno rapporti a 13-14 anni. Se iniziano così presto a usare farmaci di questo tipo danneggiano il loro sviluppo riproduttivo. Confido che governo e Aifa blocchino tutto”.

 

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