Olio di palma e problemi cardiovascolari: quando bisogna preoccuparsi?

Pubblicato il 12 agosto 2016 09.30 | Ultimo aggiornamento: 22 settembre 2016 14.53

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Olio di palma import export – Olio di palma: chi lo produce

R OMA – Olio di palma e problemi cardiovascolari: quando bisogna preoccuparsi? Prima di tutto è necessario specificare come e perché questo ingrediente sia spesso preso di mira perché ritenuto da alcuni presumibilmente nocivo per il cuore. Nell’olio di palma la percentuale di acidi grassi saturi si aggira intorno al 49%, il restante 51% è rappresentato da acidi grassi insaturi. Un dieta bilanciata prevede di assumere il 30% dell’energia giornaliera da grassi, di cui 20% da quelli insaturi e 10% da quelli saturi. Questi ultimi non sono dunque banditi, bensì vanno consumati con moderazione, evitando l’accumulo eccessivo, dannoso per la salute.

I grassi saturi sono colpevoli di aumentare il rischio di patologie cardiovascolari. Questo ha fatto sì che l’olio di palma sia finito sotto l’occhio del mirino, in un momento storico in cui è diventato l’olio vegetale più usato al mondo (35% del totale), seguito da quello di soia (circa 27%), colza (circa 14%), girasole (8%) e oliva (1%) del mercato degli oli vegetali (Fonte Oil World – dicembre 2015). E’ necessario tuttavia fare delle specificazioni, per evitare di arrivare a considerare l’olio di palma nocivo in sé.

In ambito alimentare è complicato arrivare a stabilire verdetti certi, perché non mangiamo quasi mai grassi saturi da soli, ma cibi che li contengono assieme a innumerevoli altri nutrienti. Questo può modificarne l’effetto finale sul nostro organismo. Non tutti soffrono delle stesse patologie e gli effetti dell’assunzione di acidi grassi saturi cambiano anche in base all’età e alle condizioni del singolo individuo con la sua storia clinica.

L’Istituto superiore di sanità, su richiesta della Direzione Generale Igiene degli Alimenti e Nutrizione del Ministero della Salute, ha recentemente pubblicato un parere tecnico scientifico che sembrerebbe chiarire l’impossibilità di prescindere dall’analisi di un regime dietetico complessivo. “L’olio di palma rispetto a oli ricchi in monoinsaturi o polinsaturi determina un significativo aumento di colesterolo totale, colesterolo LDL (quello cattivo), apoB e colesterolo HDL (quello buono)”, si legge nel documento, tuttavia “non si osservava modifiche significative nei rapporti colesterolo totale/colesterolo HDL e colesterolo LDL/colesterolo HDL”.

L’analisi mette in evidenza una “notevole eterogeneità fra i risultati degli studi considerati e sottolinea che gli effetti sul colesterolo totale e colesterolo LDL indotte dal consumo di olio di palma non sono significativi nei soggetti normo-colesterolemici e giovani, mentre diventano significativi all’aumentare dell’età dei soggetti considerati e della quantità di calorie ingerite come grassi”.

Alcune fonti utilizzate per la realizzazione del contenuto:
www.oliodipalmasostenibile.it
www.marionegri.it
nut.entecra.it
www.fondazioneveronesi.it/articoli/alimentazione/olio-di-palma-fa-davvero-cosi-male-alla-salute