Dieta: ecco perché non riusciamo a smettere di mangiare

Pubblicato il 21 gennaio 2016 18.30 | Ultimo aggiornamento: 21 gennaio 2016 13.45

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Dieta: ecco perché non riusciamo a smettere di mangiare

R OMA – Dieta: ecco perché non riusciamo a smettere di mangiare. Quante volte ci chiediamo il motivo per cui non riusciamo a non cedere alle tentazioni della tavola e tirarci indietro davanti a un pezzo di torta o una pizza? A quanto pare il cervello ama le vecchie abitudini: circuiti e connessioni legati a comportamenti abituali sono particolarmente difficili da modificare. Lo dimostra un esperimento, fatto sotto la guida di Nicole Calakos, dell’università americana di Duke, e pubblicato sulla rivista Neuron, su topi particolarmente golosi di zucchero. I risultati ottenuti potrebbero suggerire strategie efficaci per ‘convincere’ il cervello ai cambiamenti. Capita spesso di voler iniziare la settimana oppure l’anno nuovo con una lista di buoni propositi, come mangiare meno dolci o smettere di fumare, ma riuscirci non è solo una questione di volontà ma anche di meccanismi biologici, come le connessioni neuronali nel cervello.

Per capire meglio questo aspetto i ricercatori americani hanno svolto una serie di test su topi ‘golosi’ e successivamente studiato le connessioni dei singoli neuroni andando alla ricerca dei percorsi nervosi collegati alle abitudini consolidate nel tempo. Lo studio si è focalizzato in particolare sull’attività dei gangli basali, un’area del cervello che controlla le funzioni motorie e i comportamenti compulsivi, come la dipendenza da droghe. Dopo aver identificato le connessioni neurali tipiche dei topi ‘dipendenti’ da zuccheri i ricercatori hanno tentato di eliminare questa dipendenza cambiando le loro abitudini.

L’esperimento ha avuto successo completo solo nei topi dove le connessioni iniziali erano più ‘deboli’ e svelato l’importanza di alcuni specifici neuroni dei gangli basali. Una scoperta che potrebbe permettere lo sviluppo di farmaci mirati proprio a indebolire i circuiti nervosi ‘abitudinari’ da combinare a terapie comportamentali più efficaci. “Un giorno – ha commentato Calakos – saremo capaci di individuare questi circuiti anche nelle persone per aiutarle nei buoni propositi e eliminare i comportamenti indesiderati”.