Lady Gaga duetta con Tony Bennet a Umbria Jazz 2015 VIDEO

Pubblicato il 16 luglio 2015 11.26 | Ultimo aggiornamento: 16 luglio 2015 11.26

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di Reda
 

P ERUGIA – Lady Gaga duetta con Tony Bennet a Umbria Jazz 2015. Era uno dei concerti più attesi del festival. Sul palco di una arena Santa Giuliana gremita come nelle serate migliori (oltre 5000 spettatori) i riflettori si sono accesi su Tony Bennett e Lady Gaga, e “la strana coppia” alla fine non è più sembrata tanto strana. Il terreno su cui si è giocata la partita è ovviamente quello dell’anziano (89 anni) crooner, ed il repertorio è quello che Bennett canta da settant’anni.

Lady Gaga, folgorata sulla via di Broadway e dell’immenso songbook della canzone americana, dimostra però di calarsi perfettamente nella parte. Ne esce uno show che non rinuncia a qualche tocco glamour (Lady Gaga ed i suoi numerosi cambi d’abito) ma che trova sostanza nella musica. Musica eseguita bene, costruita con una giusta miscela di naturalezza e professionalità e con una meticolosa attenzione al più piccolo dettaglio tecnico del palco, per non parlare della gestione dell’immagine: accreditato solo il fotografo ufficiale del festival, e le foto prima di essere diffuse devono avere l’autorizzazione. Ma tutto è in funzione del progetto di rendere omaggio nel miglior modo possibile ad un genere che è un evidente oggetto d’amore da parte di entrambi i performer.

Si comincia con precisione svizzera. Lui in giacca bianca, lei in abito lungo luccicante e acconciatura biondo platino. La scaletta parte da Anything goes e prosegue con la canzone che da’ il titolo allo show e al disco, cioè Cheek to Cheek, e con They all laughed, che i fratelli Gershwin scrissero per Shall we dance. Sono tutte cantate in duo. Poi Bennett regala una versione molto swing di O sole mio. Si continua con quella che in pratica è la rilettura, molto classica, di una vera e propria antologia della canzone d’autore che porta le firme di Cole Porter, Irving Berlin, George Gershwin, Duke Ellington, Jerome Kern, Charlie Chaplin.

Canzoni come Nature boy, Watch what happens, Bewitched, Smile, When you’re smiling, I won’t dance, Solitude, con intrusioni nel repertorio meno datato (Bang bang di Sonny Bono, che negli anni 60 la cantava in duo con Cher) o in quello francese (La vie en rose). Lady Gaga si ricorda perfino che è il centenario della nascita di Billy Strayhorn, il braccio destro di Ellington, ed in suo onore canta Lush life. Alcune canzoni sono proposte dalla coppia, altre dal solo Bennett o dalla sola Lady Gaga. Ma in sostanza c’è un filo comune che lega stilisticamente la scaletta. Sul palco non contano più le stravaganze della star Lady Gaga, peraltro contenute al minimo sindacale, ne’ quell’aria un po’ da americano a Perugia di Bennett. Contano le canzoni e chi le canta. Le prime sono degli evergreen fuori dal tempo, e i due cantanti ce la mettono tutta per andare oltre le limitazioni dell’età (Bennett) e di una diversa estrazione musicale (Lady Gaga). Lui ci riesce con l’esperienza, lei con i mezzi vocali che non le mancano, a patto di non esagerare.

L’unica cosa che non bisogna fare è il gioco dei confronti, cioè paragonare il Tony Bennett di adesso con il Tony Bennett di qualche decennio fa, e paragonare Lady Gaga con le grandi voci femminili che hanno cantato quelle canzoni. Talvolta viene spontaneo ma in realtà ha poco senso. Ad accompagnare il duo c’era un gruppo di seri professionisti che senza mai strafare hanno messo i cantanti nelle condizioni di dare il meglio di se’. Si chiude con The lady is a tramp e con It don’t mean a thing, che è un elogio del jazz. Un pubblico di età media più bassa degli standard di Umbria Jazz ha applaudito entusiasta, forse più il personaggio Lady Gaga che la musica in se’.