Mare Fuori, cosa c'è da sapere sul teen drama italiano fenomeno del momento
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Mare Fuori, cosa c’è da sapere sul teen drama italiano fenomeno del momento

10 Febbraio 2023 - di Claudia Montanari

Se un titolo diventa frase abituale, commento, intercalare e chissà magari entra pure ad aggiornare il vocabolario Zanichelli significa che non è un titolo qualunque ma riesce ad evocare un modo, ad essere compreso da tutti. E’ Mare Fuori, la serie italiana diventata fenomeno di costume.

Accanto al Molo Beverello, durante i momenti di ripresa – la nuova stagione la quarta va sul set a maggio – c’è la fila. Ma non solo per gli aliscafi per Ischia e Capri: c’è una processione di ragazzini che vanno fuori la Marina, la storica base navale di Napoli, location spettacolare sul mare accanto a Castel dell’Ovo, per sperare di conoscere i nuovi beniamini Carmine O’ Piecuro, il boss Ciro, Filippo O’ Chiattillo, Naditza la zingara, Pino O’ Pazzo, l’ambigua Viola e tutti gli altri protagonisti del teen drama italiano più amato.

La prima stagione ha debuttato su Rai2 nel 2020, ascolti superiori alla media di rete, ma è la seconda serie a fare colpo, poi il passaggio a Rai Play ha fatto scattare un passaparola da 55 milioni di visualizzazioni e il salto su Netflix che ne ha presi i diritti tra le piattaforme, e lì è esplosa: per settimane è tra le prime 5 serie più viste, incollata a Stranger Things. La terza serie è su Rai Play, record di visualizzazioni storico, dal 15 febbraio sarà in prima serata su Rai 2 mentre su Netflix la riproposta delle prime due stagioni è in top ten. Davvero un caso unico.

Mare Fuori, cosa c’è da sapere

Il cast, movimentato da uscite e new entry come ogni serie, è diventato famoso: giovani attori come Nicolas Maupas, Artem, Valentina Romani, Giacomo Giorgio, Massimiliano Caiazzo e altri sono diventati celebri, con i coetanei ad inseguirli per un selfie. E la colonna sonora di Massimo Lentini, con i ritmi trap che tanto piacciono ai ragazzi e i testi che sono tutto un programma (So crisciut miezz a vie, o sacc chell che m’aspett… Patm sta carcerat, so l’omm e cas… Aret e sbarr, sott o ciel c sta o mar for…), è una hit ormai entrata nelle orecchie.

Le vicende sono ambientate in un istituto di pena per i minori di Napoli, ragazzi e ragazze finiti dentro per omicidi o reati gravissimi e la polizia penitenziaria (la direttrice Carolina Crescentini, il comandante che viene dalla strada Massimo – Carmine Recano, l’educatore Beppe – Vincenzo Ferrara, la materna Liz – Anna Ammirati) prova in ogni modo a far sì che il tempo del carcere sia il tempo della rinascita.

Perché piace così tanto

“Questa serie sta spaccando, come direbbero i ragazzi – dice all’ANSA Cristiana Farina, ideatrice con Maurizio Careddu – forse perché parla alle paure dei giovani e dei loro genitori, parla di quell’età magica dell’adolescenza in cui ogni emozione e sensazione negativa o positiva è fatta di picchi, racconta un periodo della vita in cui tutto è aperto, il male e il bene e al tempo stesso, attraverso le loro storie tutte diverse, tutte prese dalla realtà, tra abbandoni, solitudini, aspettative, criminalità, fa capire che si ha diritto forse di sbagliare ma anche di imparare dagli errori e recuperare”.

Le storie di questi ragazzi, tra malavita, droga ma non solo, raccontano proprio il momento dell’errore, il dolore, e la seconda possibilità che viene data se la sai cogliere anche a costo di tagliare i ponti con il passato e mette in luce come la rete sociale sia l’elemento fondamentale. “I ragazzi nel carcere sono protetti dalla struttura, hanno qualcuno – prosegue – che forse per la prima volta si occupa di loro, poi le porte si aprono e c’è il mare fuori, a te impegnarti nel riscatto o a finire da maggiorenne a Poggioreale”.

La fonte di ispirazione

La fonte di ispirazione è il vero Ipm di Napoli, a Nisida, “grazie al direttore straordinario Gianluca Guida già 20 anni fa ho fatto dei primi incontri e ho cominciato a conoscere quella realtà oggi ancora diversa, ma alla base di tutto c’è sempre per questi adolescenti una immensa sete d’affetto e capisci che la cosa più salvifica è l’amore”.

Roberto Sessa di Picomedia è l’artefice di Mare Fuori, con un investimento diretto del 38% perché a questa serie young adult che racconta il carcere dei ragazzini ha sempre creduto. “A bordo – racconta – è salita Rai Fiction con il capostruttura Michele Zatta, convinto da subito del progetto, e poi la tedesca Beta Film che ne ha capito le potenzialità e già con la seconda stagione aveva venduto Mare Fuori a mezzo mondo, 22 paesi in America Latina, Israele, Scandinavia, Germania, Turchia. Ci sono trattative in corso in Francia e Usa attraverso Hbo Max; dalla Spagna sono venuti a Napoli i produttori di Atresmedia per farne un pilota spagnolo. Questo fenomeno è stato notato dai vertici Rai che ci hanno spinto per andare avanti con la terza serie e la quarta, mentre Netflix è arrivata sull’onda di questo tam tam, ha preso tre stagioni e la quarta, ciascuna di 12 episodi”.

Anche l’ad della Rai Carlo Fuortes l’ha applaudita come raramente capita. La terza stagione con la regia di Ivan Silvestrin è un successo annunciato.

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