Statine: proteggono da infarto ma favoriscono il diabete

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Le statine possono salvare la vita di chi soffre di patologie cardiovascolari, ma possono anche creare problemi a livello di glicemia, favorendo il diabete. Per questo chi le assume regolarmente dovrebbe controllare più di frequente glicemia ed emoglobina glicosilata. Il consiglio arriva da uno studio pubblicato da Scientific Reports dell’Università di Catania, coordinato da Francesco Purrello, che ha individuato il meccanismo del fenomeno.

I ricercatori hanno analizzato l’effetto di due diverse statine, l’atorvastatina e la pravastatina, su cellule umane e su modelli animali, verificando che questi farmaci possono interferire e ridurre la secrezione di insulina da parte delle cellule beta del pancreas.

L’effetto, spiega Purrello, che è presidente eletto della Società Italiana di Diabetologia (Sid), varia a seconda della statina usata, con quelle più in grado di attraversare la barriera cellulare che hanno anche un’influenza maggiore. “Il messaggio clinico che deriva da questo studio – spiega Purrello – è che tutti coloro che assumono statine devono certamente continuare la loro terapia ma devono anche controllare con una certa frequenza la loro glicemia e l’emoglobina glicosilata, parametri che indicano, se alterati, la progressione verso il diabete, che in questo caso deve essere tempestivamente diagnosticato. La raccomandazione vale soprattutto per chi ha qualche altro fattore di rischio per il diabete, come la predisposizione familiare o l’ipertensione”.

Il legame tra uso di statine e diabete è fortemente dibattuto, con diversi studi che hanno cercato di quantificarlo e che hanno allo stesso tempo valutato che la protezione da eventi cardiovascolari gravi rimane. Secondo una revisione pubblicata da Jama, ad esempio, l’utilizzo di statine a dosaggi intensivi produce 1 caso in più di diabete per ogni 498 pazienti trattati per un anno, ma porta ad un paziente in meno affetto da eventi cardiovascolari per ogni 155 pazienti trattati per un anno.

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