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Nessun legame tra autismo ed epidurale: studio conferma

Non vi è alcun legame tra l’uso dell’epidurale durante il parto e il rischio di autismo del nascituro. L’ipotesi era circolata lo scorso ottobre dopo la pubblicazione di uno studio, molto criticato, condotto in California. All’epoca, quella ricerca aveva riscontrato un aumento del rischio del 37% di avere una diagnosi di autismo nei bambini nati da madri che ricevono l’epidurale durante il parto. Ma questa tesi è stata smentita definitivamente da una ricerca molto più grande e più dettagliata, pubblicata dalla rivista Jama Pediatrics.

I ricercatori dell’università di Manitoba, in Canada, hanno analizzato i dati di un ospedale tra il 2005 e il 2016, per un totale di oltre 123mila parti in cui era stata usata l’epidurale. Per questo studio, però, hanno tenuto conto di molti fattori ignorati nella ricerca precedente. Per esempio l’età materna, lo status socioeconomico e anche malattie materne pregresse come diabete o ipertensione.

L’analisi non ha trovato associazioni significative tra l’epidurale e i disturbi dello spettro autistico. Anche quando ha preso in considerazione coppie di fratelli di cui uno nato con il farmaco e l’altro no.

Epidurale e autismo, nessuna correlazione

Gli autori concludono: “Questo ci rende molto fiduciosi nell’affidabilità dei nostri risultati. La grande maggioranza delle evidenze scientifiche sull’epidurale, incluse quelle di questo studio, mostrano che è il metodo più efficace di alleviare il dolore del travaglio. E che le complicanze serie sono molto rare”.

Tim Oberlander dell’University of British Columbia di Vancouver, in Canada, che ha scritto un editoriale a commento dello studio, commenta: “Ulteriori ricerche che affrontino il bias di selezione usando approcci validi per determinare l’esposizione all’epidurale e usando la valutazione del disturbo dello spettro autistico con strumenti standardizzati dovrebbero aiutare a chiarire l’associazione tra epidurale e autismo. L’analgesia epidurale nel travaglio è un approccio estremamente efficace. Per questo abbiamo la responsabilità di capire se è un’opzione sicura e le donne hanno il diritto di fare una scelta informata per la loro salute e per quella del neonato”.