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Mai disconnessi, anche di notte: quando internet diventa una malattia

ROMA –  Controlli le email anche di notte sotto le coperte, non riesci ad addormentarti senza il cellulare in mano, oppure appena ti svegli il tuo primo pensiero è quello di correre a vedere se hai ricevuto messaggi o chiamate. Sei dipendente dai social, al punto che la tua vita non è più tranquilla come qualche anno fa. Sono solo alcuni campanelli d’allarme di come Internet in alcuni casi può diventare una malattia.

I nuovi problemi con cui ci si trova a confrontarsi prendono il nome di nomofobia, cioè timore di rimanere senza connessione, cyberbullismo e web addiction. Secondo un’indagine di Deloitte del 2016 condotta in 31 Paesi con 49500 interviste tra cui 2000 in Italia, presentata allo #Sconnessiday ieri al ministero della Salute, l’83% legge le email di lavoro durante la notte, il 37% controlla le notifiche sul cellulare nel bel mezzo della notte e al mattino il 57% controlla il telefonino entro 22 minuti dal risveglio. Durante il giorno il 92% utilizza il cellulare al lavoro e il 59% controlla il telefono oltre 200 volte al giorno. L’80% si addormenta col cellulare il mano e il 21% di sera guarda film o serie tv in streaming o in diretta.

Si stima che siano intorno ai 30mila i ragazzi ‘ritirati sociali’ in Italia, ovvero quelli che hanno come unico appiglio con l’esterno la “connessione”. Un dato che sembra anche sottostimato. Si tratta di giovani, dagli 11 ai 20 anni prevalentemente, che non escono di casa, hanno rinunciato alla scuola o ci vanno irregolarmente, non hanno una rete di amicizie significative, che trascorrono quasi tutto il loro tempo in casa. Prevalentemente con internet perché diventa l’unico modo per rimanere connessi all’esterno. A dipingere il quadro di questo fenomeno David Martinelli, medico del Centro Pediatrico Interdipartimentale Psicopatologia da web della Fondazione Policlinico Gemelli di Roma, tra i relatori della conferenza di presentazione dell’appello per la prima Giornata interazione della S-connessione al ministero della Salute.