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Frappe fritte o al forno? Quali hanno meno calorie

Le frappe (o chiacchiere) sono uno dei dolci più tipici del Carnevale. C’è chi preferisce comprarle e chi farle in casa. Uno degli interrogativi più ricorrenti è: meglio fritte o al forno? La risposta non è così scontata a vantaggio delle seconde.

Come ricorda il sito Il Fatto Alimentare, “sono sempre fritte e solo dopo, in alcuni casi, vengono anche dorate al forno per infondere una consistenza biscottata. Alla fine il sapore è diverso, ma il contenuto di calorie è pressoché identico (circa 500 kcal per 100 grammi)”.

Importante valutare invece il tipo di grassi utilizzati per la frittura. E’ consigliabile evitare quelli che impiegano oli vegetali e margarine vegetali ricavati da grassi come quelli di palma, palmisto e altri oli sconsigliati dai nutrizionisti. “Meglio optare per i grassi pensati appositamente per friggere come gli oli di semi pregiati (girasole, mais) od oliva”, consiglia il sito, che si occupa di sicurezza alimentare.

Dai tortelli della Lombardia alle lasagnette fritte dell’Emilia, dai cecamariti del Lazio ai friciò del Piemonte, dai crostoli del Friuli Venezia Giulia, dalla schiacciata dolce toscana fino agli scroccafusi delle Marche ma anche le bugie liguri, le pastarelle della Basilicata, il migliaccio e il sanguinaccio della Campania, la cicerchiata dell’Abruzzo e la crema fritta del Veneto sono solo alcune delle specialità gastronomiche censite a livello regionale che gli italiani riscoprono nei giorni di carnevale.

La leggenda, ha precisato Colderetti, racconta che le prime frappe siano nate ai tempi dell’antica Roma con il nome di “frictilia” ed erano realizzate con un impasto di farina e uova che veniva steso, tagliato e fritte nello strutto bollente e mangiato durante le feste, soprattutto nel periodo invernale.

La festa – ha ricordato ancora Coldiretti – prende le mosse dalla tradizione della campagna, dove segnava il passaggio tra la stagione invernale e quella primaverile e l’inizio della semina nei campi che doveva essere festeggiata con dovizia. I banchetti carnevaleschi – conclude l’associazione – sono molto ricchi di portate perché, una volta in questo periodo si usava consumare tutti i prodotti della terra, non conservabili, in vista del digiuno quaresimale.