La dieta yo-yo potrebbe aumentare il rischio di malattie cardiache e diabete

La dieta yo-yo potrebbe aumentare il rischio di malattie cardiache e diabete

7 Aprile 2022 - di Silvia

La dieta yo-yo potrebbe aumentare il rischio di malattie cardiache e diabete nel corso della vita. Lo evidenzia uno studio della Georgetown University di Washington DC. Questo capita soprattutto con le diete fai da te, quelle che non sono seguite e autorizzate da uno specialista. Si rivelano spesso anche le meno efficienti, perché dopo la perdita drastica di peso, si riprendono subito i chili di troppo.

Un esperimento sui ratti ha mostrato che perdere e aumentare di peso ripetutamente ha peggiorato la funzione cardiaca e renale degli animali. I roditori hanno anche mostrato segni di insulino-resistenza, che si verifica quando le cellule faticano ad assorbire lo zucchero nel sangue. Questo porta a livelli più elevati di zucchero nel sangue stesso, un precursore del diabete. Chi segue delle dieta rapide e inefficaci, che portano a riprendere quanto perso, è più propenso a sviluppare il problema nella vita.

La dott.ssa Aline de Souza, autrice dello studio, ha affermato: “Anche se gli animali sembrano essere sani dopo il “recupero” dalla dieta, il loro cuore e il loro metabolismo non lo sono”. Il team di studiosi ha spiegato che “più la dieta è restrittiva, peggiori possono essere i risultati sulla salute”. “Le diete dimagranti richiedono un’attenta considerazione della salute a lungo termine, soprattutto se si considera una rapida perdita di peso come opzione”, ha avvertito de Souza.

Con la dieta yo yo scatta la dipendenza a tavola.

I comportamenti scorretti a tavola, come diete a intermittenza, temporanee e drastiche con privazioni di cibi desiderati, ingenerano in pochissimo tempo una forma di dipendenza dal cibo ‘proibito’. Una dipendenza che innesca un circolo vizioso negativo di ripetute e sempre più pesanti abbuffate. Questa la scoperta di Pietro Cottone e Valentina Sabino della Boston University School of Medicine (BUSM), come reso noto nel 2019 dalla rivista Neuropsychopharmacology. Foto di Steve Buissinne da Pixabay.

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