Alessandra Bencini, la senatrice del M5S che appoggerebbe Bersani

Alessandra Bencini

ROMA – Non dare la fiducia a Bersani da parte del M5S? Sarebbe una decisione presa all’unanimità, secondo quanto riferiscono i capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi. Eppure, sembra che non tutti i senatori siano di questa posizione. La senatrice eletta per il M5S Alessandra Bencini, voterebbe la fiducia a Pierluigi Bersani.

Insomma, altro che decisione presa all’unanimità, nel corso dell’assemblea dei gruppi parlamentari poco prima delle consultazioni, che non a caso si è svolta a porte chiuse. In quell’occasione Bencini avrebbe detto: “Non so se voterei contro Bersani“. Il leader Pd le sembra più autorevole di altri e la fiducia si può sempre revocare. Il suo, insieme ad un altra manciata di voti “dissidenti” avrebbe potuto fare la differenza. Racconta il Corriere della Sera che il suo era:

Un braccio alzato contro 52 immobili. Gesto considerato quasi un tabù nel Movimento di Grillo, tanto da venire nascosto pudicamente, come fosse vergogna, insieme a quello di altri 4 omologhi del Senato. Gesto che lei stessa fatica a rivendicare, negando un’intervista vera, perché per i 5 Stelle “la fanno solo i capigruppo”. Alla fine, però, accetta di parlare, sia pure malvolentieri, spossata dal peso che sopporta.

Al Corriere, Bencini precisa che non ha subito processi dai suoi colleghi: “Non mi hanno fatto ostracismo, né mi hanno tolto il saluto. Mi hanno chiesto di spiegare le mie ragioni“.

Queste dunque, le sue motivazioni:

Ho votato sì alla mozione “se Bersani ci presenta una buona squadra si discute o no?”. Perché penso che si possa essere intransigenti in modo positivo. Aprirsi a un dialogo con le altre forze. È vero che abbiamo sempre detto che non facciamo alleanze con nessuno, ma bisogna pur partire, uscire dallo stallo. Serve uno start up. E la fiducia si può sempre revocare.

Si definisce una persona “positiva e ottimista”, per questo vorrebbe tenere un atteggiamento il più aperto possibile. “Certe dinamiche oscure non le capisco”. In passato ha votato così:

Ho votato Pds, Prodi e Bertinotti, prima che facesse quel bel servizio al centrosinistra. Poi ho votato Pd e l’ultima volta Italia dei Valori.

Ma poi la mano alzata tentenna, il dubbio dell’inesperienza si impadronisce del pensiero e tiene in ostaggio la ragionevolezza:

Se dovessi votare in Aula una mozione di fiducia? Non lo so, non ho deciso. Dovrei riparlarne con i colleghi. Lo so che in caso di voto difforme alla decisione del gruppo rischierei l’espulsione. Ma prima di finire dentro la gogna mediatica, se davvero dovessi votare diversamente, rimetterei il mandato. Del resto non voglio fare la parlamentare a lungo, ho un lavoro che mi piace

E conclude:

Non so. Sono inesperta, gli altri ne sanno più di me. Forse sono io che sbaglio. Forse sono io che non capisco

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