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Ora a Londra i sensuali “Portraits” di Lucian Freud

LONDRA – Lucian Freud è considerato uno dei massimi pittori realisti dei nostri tempi ed è scomparso lo scorso luglio all’età di 88 anni, ovvero cinque in più rispetto all’età raggiunta dal nonno Sigmund quando scomparve nel 1939. Ora, dopo 2 anni dall’ultima grande rassegna che si è svolta al Centre Pompidou di Parigi, l’ambiziosa retrospettiva “Lucian Freud Portraits” sbarca al National Portrait Gallery di Londra.
Nato a Berlino nel ‘22, ancora bambino si era trasferito nel Regno Unito con la famiglia, di origini ebraiche, e ben presto capì che avrebbe consacrata interamente la sua vita alla pittura, facendosi largo in fretta, con quel cognome tanto famoso quanto ingombrante, nel mondo dell’arte.

Già nel 1944, infatti, Lucian tenne la sua prima personale e soltanto una decina d’anni dopo già rappresentava la Gran Bretagna alla Biennale di Arti Visive di Venezia, a fianco di Ben Nicholson e Francis Bacon. Proprio l’incontro con quest’ultimo, nel corso degli anni ’50, si rivelò di grande importanza per il giovane artista che avrebbe, poi, ritratto il celebre collega in una delle sue opere più famose.
Voglio che la pittura sia carne» diceva Freud e mantenne sempre la promessa. Le sue opere figurative e realistiche, ispirate ad una sensibilità neo-espressionista, evidenziano i segni che l’esistenza lascia sui corpi umani, soffermandosi anche sui particolari più impietosi e brutali. I nudi, sensuali e tragici al tempo stesso, mettono in luce appieno questo trionfo di una fisicità spesso eccessiva e debordante. D’altra parte, era stato lui stesso a dichiarare che, ad un quadro, chiedeva di «stupire, disturbare, sedurre, convincere». Non certo di essere ameno o di allietare lo spettatore….

Il suo nome rimane, dunque, legato ai ritratti, ai corpi, ai volti dei personaggi che in molti casi altri non erano se non le compagne, gli amici oppure i figli, dipinti con quei toni crudi ed esagerati che sono diventati il suo marchio di fabbrica. Ma i punti di riferimento, il giovane Freud li aveva trovati, all’inizio della carriera, nei grandi del passato: da Cezanne a Corot, passando per Watteau e i ritrattisti olandesi come Frans Hals oltre che, naturalmente gli espressionisti tedeschi.

Quando lavorava Freud era noto per i ritmi lentissimi, che esasperavano i modelli obbligati a rimanere in posa in sessioni interminabili. Per dipingere lo splendido “Grande Interno”, per esempio, ci mise più di due anni. Ma i risultati giustificavano il lavoro prolungato ed erano quasi sempre straordinari. Che sulla tela fosse ritratta la Regina Elisabetta II, Kate Moss o il volto dell’autore stesso, i dipinti trasmettevano tensione e vitalità, trasudando ansie ed emozioni, paure e speranze dei soggetti immortalati.

Eccessivo anche nella vita privata, Lucian Freud lascia molti figli legittimi e illegittimi, anche se non la quarantina che una vulgata dai contorni leggendari vorrebbe attribuirgli. Non sono, invece, esagerate le quotazioni che vengono associate ai suoi quadri, come per esempio il famosissimo “Benefits supervisor sleeping” acquistato, nel 2008, per 34 milioni di dollari. Oppure l’autoritratto ( che mostra l’autore con un occhio nero dopo una lite con un tassista) realizzato 30 anni prima e battuto da Sotheby’s per oltre tre milioni di dollari, nel febbraio 2010.

Le immagini (foto Ap/LaPresse)

 

 

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