PFW S/S 2018-Parigi Capitale Glamour -(FOTO)

Scostumista-PFW -E’ passato un secolo da quando l’editrice americana di Vogue, Edna Woolman Chase, organizzava le sfilate dei designer parigini nella sala da ballo del Ritz –Carlton. Ora la Paris Fashion Week è un turbine di sfilate, eventi e party esclusivi. Le location storiche e magnifiche di Parigi vengono trasformate in set cinematografici, lo show più atteso è quello di Chanel che nelle ultime stagioni ci ha sorpreso con ricostruzioni di supermercati, terminal di aereoporti e perfino con una stazione aereospaziale con tanto di razzo. Ieri le modelle di Chanel hanno sfilato sotto una parete rocciosa da cui sgorgava una cascata, Karl Lagerfeld ha voluto rielaborare all’interno del Grand Palais, la gola verdeggiante di Verdon nella Francia sudorientale, le modelle indossavano pantaloncini corti in pelle e tweed, minigonne e giacche dai colori pastello e abiti bianchi impreziositi da cristalli e perle tutti accessoriati da un rivestimento in plastica trasparente come cappelli e mantelline e ai piedi stivali in pvc. Bianco e acqua anche per la sfilata di Rick Owens ambientata attorno alla grande fontana quadrata del Palais de Tokyo, gli abiti sono drappeggi che formano sculture, silhouette che s’increspano come l’acqua, rigonfiamenti e imbottiture che proteggono corpi esili, un’estetica questa di Owens, che ricorda palesemente Rei Kawakubo di Comme des Garçons. La designer giapponese Rei Kavakubo, ambienta invece la sfilata di Comme des Garçons  al Palazzo dell’Ambasciata Russa, con una collezione allegra ed esuberante, un patchwork di tessuti colorati pieni di fiori, manga e dipinti fiamminghi, l’arte fa da sfondo alle stampe pittoriche dei tessuti, con il viso di Arcimboldo creato con frutti nel XVI secolo e le pitture Manga di Macoto Takahashi. Un’altra artista ispira Maria Grazia Chiuri, è Niki de Saint-Phalle, le sue figure fantastiche e i mosaici fatti di specchi si materializzano sugli abiti di Christian Dior attraverso ricami e paillettes che illuminano i tessuti, come la scenografia che, attraverso 80.000 specchietti ricostruisce nel giardino del Musée Rodin gli elementi e le creature fantasiose del Giardino dei Tarocchi in Toscana, in questa location scintillante la Chiuri parte con un interrogativo: “Why Have There Been No Great Women Artists? “, la domanda è il titolo di un saggio del 1971 della scrittrice e storica dell’arte americana Linda Nochlin, la risposta ce la dà  Maria Grazia Chiuri, ma anche Niki de Saint-Phalle che dimostrano con il loro lavoro quanto invece sia potente lo spirito creativo e artistico delle donne.  Scopriamo un’altra artista con la sfilata di Chloé, è Natacha Ramsey-Levy, nuovo direttore creativo della Maison, che sa abilmente mixare camicie con rouches dalle spalle quadrate ai pantaloni affusolati, abitini fluttuanti indossati su stivali rock, la designer, ex braccio destro di Nicolas Ghesquière, restituisce al brand un allure tutto francese. Nicolas Ghesquière mette in scena la sua collezione Louis Vuitton nel Pavilion de l’Horloge del Louvre, aperto solo l’anno scorso. L’evoluzione del Louvre da fortezza a palazzo reale a museo ha richiesto secoli, ma il tempo qui si è fermato, questo è il concetto che sta dietro la nuova collezione di Ghesquière, che combina inquartate settecentesche di broccato piene di applicazioni preziose con short di pelle e vestiti atletici, camicie con jabot e lunghi jilet ricamati con scarpe da ginnastica, il passato con il presente si mixa in modo superlativo. Quando Nicolas Ghesquière era alla guida di Balenciaga divenne noto soprattutto per il contrasto che creava accoppiando pantaloni affusolati con bluse voluminose, ora che alla guida del brand c’è il designer Demna Gvasalia le spalle si sono fatte ancora più eccessive, le proporzioni esagerate, rispetto all’immagine scolpita della spalla di Balenciaga fotografata da Irving Penn, queste di Demna Gvasalia appaiono decisamente mostruose. Al grand Palais de Justice, un debutto importante: quello di Clare Waight Keller, ex direttore creativo di Chloé, alla guida di Givenchy. Dopo 12 anni di estetica gotica, di donne misteriose e malinconiche, a cui ci aveva abituato Riccardo Tisci, il brand francese di proprietà del colosso LVHM, cambia rotta con una collezione più pratica, quotidiana, ma poco emozionante, le giacche strutturate, le camicie con le spalle importanti, gli abiti asimmetrici sembrano tutti andare verso un filone più commerciale, spostando lo spirito del brand dalle atmosfere dark verso la dolcezza e la luce. Debutto ancor più deludente è stato quello di Olivier Lapidus alla guida di Lanvin, lo stilista presenta una collezione priva di carattere, capi prevalentemente neri, forme severe e proporzioni scontate, un degno sostituto di Alber Elbaz non si è ancora trovato.  Anthony Vaccarello sembra invece finalmente riuscito a farmi riappacificare con l’idea che alla direzione creativa di Saint Laurent non ci sia più Heidi Slimmane, e mi entusiasma perfino con una collezione sexy e grintosa, le gambe sono in vista, le proporzioni degli abiti ridottissime, tessuti trasparenti si accostano a pelle e broccati, le classiche camicie contadine si indossano su micro-short, ai piedi cuissardes di pelo o sandali con piume, donne seducenti sfilano nella notte ai piedi di una Tour Eiffel scintillante.  Sulle note di Kate Bush apre la sfilata di Balmain Natalia Vodianova ,con una tuta di vinile nera e catene dorate indossata su una camicia bianca, seguono una sfilza di super top, (assenti Kendall Jenner e Gigi Hadid), che nell’atmosfera lussuosa del  teatro dell’Opéra Garnier sfilano con abiti eccessivi ed elaborati, il barocco contemporaneo di Olivier Rousteing che tanto piace alle millenials, ben si adatta agli stucchi e alle decorazioni della teatro ottocentesco che ospita la sfilata, ma l’eleganza è un’altra cosa. L’eleganza è quella che Pier Paolo Piccioli ci mostra con la sfilata di Valentino, partendo dallo spotswear gioca con forme, volumi, texture, e tagli trasformando ogni outfit in puro glamour, abiti casual sono realizzati con tessuti pregiati, i pantaloni cargo hanno le tasche ricamate, gli abiti trapezio hanno giochi di intarsi e asimmetrie, i vestiti diventano sempre più delicati, pizzo e chiffon sono incastonati da piccoli fiori. Piccioli per questa collezione parte dall’Orlando Furioso e da Astolfo che va sulla Luna col carro di Elia e trova ciò che ha perso sulla Terra. Il suo intento è quello di rendere straordinario anche le cose ordinarie. Sono i giardini inglesi ad ispirare la collezione che Sarah Burton progetta per Alexander McQueen, tra gradazioni di rosa e rosso geranio, balze e rouches, tranch decostruiti, tartan Sarah Burton rende omaggio alla sua Inghilterra con una collezione piena di allegria e ottimismo, mantenendo comunque l’estetica romantica e punk di McQueen. Pixies, Ramones, Sonic Youth e la cover dei Beatles “Happiness is a Warm Gun” sono la perfetta colonna sonora della sfilata di Miu Miu, il passato viene rielaborato in chiave contemporanea restando fedele al DNA del Brand, c’è un’assoluta ricchezza di pezzi: abiti di pizzo, gonne e cappotti con stampe retrò, giacche smanicate  di cuoio invecchiato, camicie in organza, gilet di maglia e lana scozzese, tutto così incredibilmente Miu Miu. E poi c’è l’eleganza indiscussa di Hermès, la freschezza di Giambattista Valli, la moda ecosotenibile di Stella McCartney, il glitter e il lamé sulle minigonne che Julien Dossena progetta per  Paco Rabanne, le silhouette slanciate e maschili che esaltano le forme femminili di Haider Ackermann, lo stile classico e ultramoderno di Phoebe Philo per Céline; e nel frattempo c’è un’incredibile mostra di Dior al Palais Royal, una su Irving Penn al Grand Palais, quella su Pierre Cardin e l’apertura del museo Yves Saint Laurent… una Parigi glamour, scintillante, capitale assoluta della moda.  di Annapaola Brancia d’Apricena

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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