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Paris Haute Couture P/E 2018 Parte 2° – (FOTO)

Scostumista-PARIS HAUTE COUTURE P/E 20182018 Parte 2°-Gli ultimi due giorni delle sfilate Paris Haute Couture P/E2018, sono state molto diverse dalle prime due. In un certo senso nella prima parte della kermesse abbiamo visto sfilare i grandi marchi storici della capitale francese come Chanel, Dior, Givenchy, Schiaparelli, ma anche Giambattista Valli e Armani Privé che con i loro abiti da sogno ci hanno fatto catapultare in quel regno esclusivo dell’alta moda dove l’artigianato, le lunghe ore di lavoro di sarti e ricamatori si palesano in modo evidente su ogni abito. In queste ultime due giornate la sensazione è stata più quella di aver assistito allo show di collezioni più urbane, visivamente non tanto diverse da quelle del pret-a-porter.  Non è un caso che la collezione disegnata da John Galliano per Artisanal di Maison Margiela – come spiega Renzo Rosso (proprietario della società Only the Brave cui fa capo Maison Margiela) – inizialmente non era destinata ai clienti couture, ma come ispirazione per l’atelier per poi creare la linea di prêt-à-porter destinata alla vendita. Artisanal è solo un prototipo, viene dato a musei o gallerie d’arte, non si vende, ma i dettagli entrano nella collezione commerciale.  E la collezione è un sovrapporsi di materiali catarifrangenti, cappotti abbaglianti di poliuretano si sovrappongono ad abiti in tulle o chiffon, corpetti in pvc escono prepotentemente da abiti al neon, le linee sono sportive e completano i look grosse sneakers ai piedi e cuffiette di gomma sul capo.     Alexandre Vauthier parte dagli anni ’80 esasperandone ulteriormente le linee: spalle enormi strutturate, ampiezze su pantaloni e tute che si restringono drammaticamente al polpaccio; Bella Hadid indossa una giacca di seta con stampa maxi-tartan dalle spalle architettoniche da cui spunta un gigantesco collo di rouches che a confronto, quelli che solitamente indossava Prince risultano quasi impercettibili, paradossalmente minimali. Una moda che piace ai millenials che quegli anni, gli originali “eighties” non li hanno vissuti.  Belli gli occhiali che Vauthier ha disegnato in collaborazione con Alain Mikli di cui Kate Moss è testimonial.    Anche Elie Saab attinge dal passato, sono gli anni ’20 che ispirano il designer il quale ci mostra abiti lunghi e ricchi, ricchissimi di orpelli: cristalli, piume, ricami, pizzi che ornano trasparenze delicate, tessuti leggeri dai colori polverosi che spesso vengono sigillati da una grande nocca di raso alla base del collo.    Non potevano poi mancare gli anni ’60, e questa volta ad attingere da lì è ‘l’enfant terrible’: Jean Paul Gaultier che omaggia Pierre Cardin e la sua lunghissima carriera, il quale ha avuto il momento di massimo splendore proprio nei favolosi Sixties, e Gaultier ripercorre i giochi optical di bianco e nero, le righe asimmetriche, i mini dress, ma va avanti e rielabora le silouhette, vi aggiunge frange, i colori si accendono e quelle linee geometriche considerate per quegli anni avveniristiche, si fanno più morbide, gli anni ’60 diventano accenti, pallidi accenni. Perfetti gli smoking doppio petto con pantaloni a sigaretta.     “La Gaite Lyrique” è il titolo della collezione di Viktor&Rolf, una collezione tutta costruita con il satin giapponese, che si intreccia in nastri su abitini cortissimi o si trasforma in applicazioni naïve di grossi fiori che si inerpicano su lunghe gonne e su tuniche, o in ampi colli tribali ridisegnati con rouches e frange. Una delle più belle collezioni del duo olandese.     E poi finalmente c’è lui, Valentino e il talento di Pier Paolo Piccioli. Ci sono gli abiti da sogno, si, ma i veri protagonisti sono gli outfit urbani resi supremi dai tessuti, dai tagli e da accostamenti cromatici azzeccatissimi: c’è una blusa in seta glicine pallido su una lunga gonna viola acceso e una cintura gialla in vita; c’è un pantalone melanzana con un top verde menta; una fascia fuxia in vita separa il bianco della camicia dal senape dei pantaloni. E’ un Haute Couture che ci immerge nel quotidiano, perché per essere meravigliose non bisogna per forza calpestare un red carpet.                                                                                                                          di Annapaola Brancia d’Apricena