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Moda low-cost e ambiente, allarme Onu: “Emergenza, inquina troppo”

ROMA – Moda low-cost e ambiente, allarme Onu: “Emergenza, inquina troppo”. Questa volta l’allarme non può essere inascoltato perché a lanciarlo sono le Nazioni Unite. L’industria del fast-fashion rappresenta una “emergenza ambientale” che non va presa sotto gamba. Come si legge su PambiancoNews, l’allarme è arrivato dal forum delle Nazioni Unite a Ginevra:

“Secondo quanto riportato da Wwd, è stato evidenziato come questa industria, il cui valore globale si aggira sui 3mila miliardi di dollari, sia la seconda al mondo per consumo di acqua, produca il 20% del totale delle acque di scarico e il 10% delle emissioni globali. Non solo, l’industria richiede 10mila litri d’acqua, ovvero quanto una persona beve in 10 anni, per produrre 1kg di cotone, abbastanza per produrre un solo paio di jeans. A ciò si aggiunge il fatto che le fabbriche di cotone utilizzano un quarto di tutti gli insetticidi e l’11% per cento dei pesticidi usati a livello globale. Attualmente, inoltre, come messo in luce dall’analista Birgit Lia Altmann, il fast fashion produce circa 52 micro stagioni, e i consumatori comprano molti più capi rispetto agli anni 2000, i quali vengono indossati per la metà del tempo, mentre circa il 40% non viene proprio mai indossato”.

Non solo, come si legge su FashionMagazine:

“Per quanto riguarda fibre come nylon e poliestere, buona parte degli scarti di lavorazione finisce negli oceani. Alla voce emissioni di gas serra, l’industria dell’abbigliamento incide sul totale per il 6,7%, di cui oltre il 50% proveniente da tre fasi: produzione della fibra, preparazione del filo e, soprattutto, tintura e finissaggio. Lo rivela un rapporto realizzato da Quantis e The ClimateWorks Foundation”. 

Olga Algayerova,  segretario esecutivo della Economic Commission for Europe dell’Onu all’evento intitolato “Fashion and the Sustainable Development Goals: What Role for the Un?” ha commentato:

“È chiaro che l’industria del fast fashion debba cambiare marcia”.