Nessuna assistenza sanitaria per i figli concepiti in in vitro dopo la morte del padre

WASHINGTON – I figli di un uomo morto nati grazie allo fecondazione in vitro con lo sperma congelato non possono godere dei benefici del padre. Lo ha stabilito la Corte Suprema americana.

Il caso in questione è quello di Robert Nicholas Capato, abitante di Pompano Beach, Florida. L’uomo si sposò nel 1999 con Karen. Poco dopo all’uomo venne diagnosticato un cancro all’esofago, e poiché la chemioterapia rischiava di renderlo sterile l’uomo decise di far congelare il proprio sperma in una banca del seme, in modo da poter avere figli quando lo avesse voluto.

Nel marzo del 2002 l’uomo morì. Poco dopo la moglie decise di iniziare la fecondazione in vitro usando lo sperma del marito morto. Nel gennaio del 2003 rimase incinta e nel settembre di quell’anno diede alla luce due gemelli.

Nel suo testamento, però, Robert Capato aveva elencato come beneficiari solo i suoi precedenti figli, uno avuto con Karen e altri due avuti da un matrimonio precedente, ma non quelli che sarebbero nati con i suoi spermatozoi congelati.

Lunedì 21 maggio la Corte Suprema americana ha stabilito che i due piccoli avuti dalla donna dopo la moglie di Capato non potranno godere dell’assistenza sanitaria e sociale garantita  dal Social Security Insurance. Secondo il giudice della Corte Suprema Ruth Bader Ginsburg, a beneficiare del welfare del Social Security devono essere prima i familiari mantenuti dal defunto quando era in vita, ed eventualmente quelli concepiti successivamente.

Ad oggi i legislatori della Social Security Administration hanno ricevuto oltre cento reclami per casi di bambini concepiti dopo la morte di un beneficiario dell’assicurazione, con un aumento notevole negli ultimi anni. Del resto il Social Security Act risale al 1939, e oggi si trova a dover fare i conti con situazioni concrete impensabili all’epoca.

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