Revenge spending, in Cina è tempo di “spesa della vendetta” dopo la quarantena

Revenge spending, in Cina è tempo di "spesa della vendetta" dopo la quarantena

In Cina è tempo di “spesa della vendetta” dopo la quarantena da coronavirus. Il gigante asiatico ha attraversato la fase che l’Italia sta attualmente passando nei mesi scorsi e solo in queste settimane sta vedendo la luce, con casi ai minimi e persone che dopo il lockdown tornano a riabbracciarsi. Ma è anche un altro l’obiettivo: tornare a spendere. Come si legge su Bloomberg che scrive: “Gli acquirenti cinesi stanno lentamente tornando negli sfarzosi centri commerciali e boutique dove hanno guidato la crescita dell’industria del lusso globale mentre le misure di quarantena del coronavirus si rilassano”.

“Il traffico dei negozi in Cina sta crescendo lentamente dopo essere caduto fino all’80% all’apice del virus lì all’inizio di questo inverno”, specifica il sito. “La Cina sembra aver girato l’angolo e le città più grandi mostrano un cauto ottimismo”, ha detto. “Vediamo un lento ma deciso rimbalzo” spiega Amrita Banta, amministratore delegato di Agility Research.

Bloomberg sottolinea che gli acquirenti cinesi rappresentavano oltre un terzo delle vendite dell’industria del lusso e circa i due terzi della sua crescita negli ultimi anni. Quando sono stati imposti i blocchi alla fine di gennaio per arginare la diffusione del coronavirus, le vendite si sono interrotte proprio mentre stava iniziando il periodo di vacanza del capodanno lunare.

I decessi provocati dal coronavirus nel mondo hanno superato la soglia delle 15.000 unità: è quanto risulta dal conteggio dell’agenzia di stampa France Presse. I casi di coronavirus nel mondo si avvicinano oggi a quota 340mila. La Cina registra zero nuovi casi interni di coronavirus, ma altri 39 contagi importati. Nei suoi aggiornamenti, la Commissione sanitaria nazionale (Nhc) rileva nove decessi domenica, tutti a Wuhan, focolaio dell’epidemia diventata pandemia. A due mesi dalla quarantena di 60 milioni di persone, la provincia dell’Hubei e il suo capoluogo non hanno segnalato nuove infezioni in cinque giorni di fila. La Cina ha visto le infezioni salire a 81.093, di cui 5.120 ancora sotto trattamento; 3.270 i decessi e 72.703 i dimessi dagli ospedali, pari a un tasso di guarigione salito all’89,6%.

 

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