Gesù e il mistero dell’ultima cena: cosa hanno mangiato veramente gli apostoli

Gesù e il mistero dell’ultima cena: cosa hanno mangiato veramente gli apostoli

ROMA – Giovedì Santo. Gesù e il mistero dell’ultima cena: cosa hanno mangiato veramente gli apostoli. Gli artisti nei vari secoli hanno dipinto quel momento in maniera piuttosto arbitraria, soprattutto per ciò che riguarda i cibi che imbandivano il banchetto. C’è chi ha dipinto pollo, chi maiale e cavolfiori, chi anguille.

Ma qual era il vero menù? “Mangiarono erbe amare, pane azzimo, la salsa charoset, agnello arrostito, vino. Queste sono le pietanze della cena rituale di Pesach, la Pasqua ebraica“, spiega Lauretta Colonelli, autrice del libro La tavola di Dio (Edizioni Clichy). Ma, come specifica la scrittrice alla rivista Oggi:

“I pittori gli hanno fatto mangiare di tutto e di più. Oltre all’agnello, artisti di tutti i tempi hanno portato in tavola pollo, maiale, pesci di ogni tipo, dalle anguille ai gamberetti. E tanta frutta: melagrane, fichi, mele e meloni. E poi ciliegie e arance, che nella terra di Gesù, in quel tempo, non erano conosciute”.

Nel “Cenacolo”di Leonardo da Vinci, che si trova a Santa Maria delle Grazie a Milano, ci sono 21 piatti, 3 vassoi, 13 bicchieri, 3 brocche, una saliera, pesci e persino un lavadita in peltro, ritrovato nel restauro da Pinin Brambilla Barcillon. Nell'”Ultima Cena” di Duccio di Buoninsegna compare invece un maialino. Nella Chiesa di San Leonardo a Tesero, in Val di Fiemme, niente meno che il pane bretzel. In uno dei Cenacoli del Ghirlandaio (ne ha dipinti 3) figurano invece 61 ciliegie, che ricordano la passione di Cristo.

L’iconografia classica del pane e del vino è stata dunque sconvolta dai pittori nel corso dei secoli, che hanno fatto mangiare a Gesù e i suoi discepoli pietanze svariate, discostandosi da quella che era la verità storica. Quell’offerta del pane e del vino come simbolo di sacrificio del proprio corpo e sangue (“Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati”) ha d’altra parte suggestionato tanto gli artisti, quanto i committenti, che non hanno resistito alla voglia di dare una propria interpretazione dell’ultima cena di Cristo, avvenuta prima della sua morte e resurrezione.

 

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