Jennifer Aniston e Reese Witherspoon svelano i loro segreti di bellezza

Jennifer Aniston e Reese Witherspoon svelano i loro segreti di bellezza

Jennifer Aniston e Reese Witherspoon svelano i loro segreti di bellezza a Radio Times. Le due attrici, amiche nella vita quotidiana, hanno un approccio molto restrittivo alla dieta: praticano il digiuno intermittente. Alla domanda su come iniziano le loro giornate, le due hanno detto di non aver mai sentito parlare di una frittura e di non fare nemmeno colazione. “Ho notato una grande differenza nello stare senza cibo solido per 16 ore”, ha spiegato l’ex star di Friends, come si legge sul Daily Mail.

Reese ha aggiunto: “Bevo un succo verde e un caffè al mattino. Jen sa così tanto della salute e del fitness che rimando sempre a lei. È bravissima nei consigli di benessere”. Questo approccio segna un cambiamento nello stile di vita di Aniston, che in precedenza mangiava cinque piccoli pasti al giorno per mantenersi in forma.

Jennifer Aniston non si sveglia prima delle 9, mentre per Reese è più complicato, considerando che esce alle 5.30 con suo figlio Tennessee. Poi si allena alle 7.30: “Lo faccio sei giorni alla settimana”. Jennifer ha detto che punta invece a cinque allenamenti a settimana. Anche quando non digiuna inizia la giornata con un succo di sedano, cui segue la meditazione e l’allenamento.

La dieta 16:8 del digiuno intermittente, sebbene abbia conquistato numerose celebrities, potrebbe non essere adatta a tutti. E basata su 16 ore di digiuno e 8 in cui mangiare, durante le quali ci si concentra sui pasti della giornata. Come le altre diete classiche deve essere rigorosamente seguita da uno specialista. Considerando la sua natura, si capisce quanto sia rischioso affidarsi al fai da te.

Allo stesso tempo bisogna ricordare che il digiuno a intermittenza – a giorni alterni o per tre giorni a settimana – potrebbe, almeno in alcuni pazienti, ‘far regredire’ il diabete, consentendo di controllare la glicemia senza farmaci, ovvero di sospendere del tutto l’insulina e anche (in parte o completamente) gli altri farmaci prescritti per la malattia. Sembra suggerirlo una ricerca che ha coinvolto per ora solo tre pazienti e che è stata pubblicata sul ‘British Medical Journal Case Reports’.

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