Pelle perfetta, il decalogo dell’esperta per la scelta della crema viso più adatta

Pelle perfetta, il decalogo dell'esperta per la scelta della crema viso più adatta

ROMA – Obiettivo pelle perfetta: la crema per il viso è un cosmetico chiave per la beauty routine quotidiana. Nutre e idrata la pelle, fissa il make-up e lascia una sensazione di grande piacevolezza sulla cute. Ma attenzione, il rischio è sempre in agguato: rossore, prurito e dermatiti sono solo alcuni degli effetti indesiderati derivanti dall’utilizzo del prodotto sbagliato. Di conseguenza, la sicurezza è il primo valore da prendere in considerazione di fronte allo scaffale delle creme. Una scelta adeguata, innanzitutto, passa dal saper leggere le etichette: quali sono, quindi, le indicazioni che dobbiamo sempre controllare in fase di acquisto? Ecco il decalogo di consigli di Laura Busata, Cosmetics R&D Senior Specialist di Unifarco – azienda fondata e formata da farmacisti che propone prodotti cosmetici, nutraceutici, dermatologici e di make-up efficaci e sicuri.

Dermatologicamente testato: cosa vuol dire? Garante di sicurezza, la scritta “dermatologicamente testato” indica che il prodotto è stato sottoposto al cosiddetto “patch test”, una prova particolare eseguita da una terza parte rispetto all’azienda produttrice (anche per correttezza e trasparenza) sotto il controllo attento di un dermatologo. “Viene applicata una goccina di prodotto su una piccola zona della schiena, poi coperta con un cerottino, il patch appunto. Dopo ogni quantità prefissata di tempo – solitamente 24 e 48 ore – il professionista controlla gli effetti della crema verificando che non ci siano episodi di arrossamento, convalidandone quindi la qualità”.

Metalli pesanti: facciamo chiarezza! “Nickel tested”, in particolare, è la dicitura che dovremmo trovare sull’etichetta della nostra crema viso. “Sfatiamo un mito: un cosmetico non potrà mai essere totalmente privo di nickel e metalli pesanti, la presenza di residui minimi è assolutamente normale e non nociva, in quanto deriva da materie prime come i pigmenti o, più di rado, dai macchinari tramite cui si eseguono le varie lavorazioni”. Le aziende del settore, per assicurare un’alta qualità, devono necessariamente eseguire specifici test per comprovare che i metalli pesanti presenti nel prodotto devono essere al di sotto di una determinata soglia di sicurezza. “Aggiungerei una specifica importante: le tracce di nickel dovrebbero essere esplicitate e dovrebbero ammontare a <0.00001% (1ppm). Questo significa che sono di molto inferiori alla dose che può determinare reazioni allergiche”. In alternativa alla scritta “nickel tested” – in cui viene esplicitato quel determinato metallo pesante in quanto principale causa di allergie – potrebbe essere presente l’elenco dei metalli pesanti testati dall’azienda.

PAO (Period After Opening): non vi lasciate intimorire dallo strano acronimo. Graficamente rappresentato da un vasetto aperto con un numero e la lettera “M”, indica per quanti mesi è possibile utilizzare un prodotto in totale sicurezza una volta aperto. “Viene definito questo lasso di tempo a seguito di un test di stabilità che indica il grado di rischio del prodotto. Questo perché qualsiasi cosmetico, dopo l’apertura, entra in contatto con l’ambiente esterno, fatto che, con il passare del tempo, può alterarne le caratteristiche oppure favorire la contaminazione microbiologica, rendendo il prodotto meno efficace. Anche per questo è importante non dimenticarsi di controllare l’odore, l’aspetto e la consistenza della crema”.

La famigerata “data di scadenza” non è banale. Ci avete mai fatto caso? Sembra scontato, ma quando si parla di creme non lo è per niente. Le aziende hanno l’obbligo di riportare questa informazione se la durata minima di un prodotto è inferiore ai 30 mesi. In caso di durata più lunga, invece, solo alcune aziende scelgono per trasparenza di riportarla comunque. Questa serie di numerini messi in fila – anche questa definita dopo uno specifico test di stabilità – ci dà infatti una garanzia ulteriore sulla qualità del prodotto e sulla conservazione dello stesso: indicano la data entro cui il prodotto chiuso rimane integro.

Pelli miste/grasse, secche/sensibili o normali? “Texture” leggera o ricca? Ecco come scoprire la più adatta! Sono domande che attanagliano chiunque, ma le etichette delle creme provano ad indirizzarci nella scelta più adatta a noi scrivendo a che tipo di pelle è destinato il prodotto. Ma come facciamo a capire la nostra tipologia? Ad esempio, se la cosiddetta “zona T” risulta oleosa, probabilmente abbiamo una pelle mista/grassa; se l’epidermide presenta invece zone secche o “tira” o ancora si squama, siamo di fronte ad un caso di pelle secca/sensibile. Se non ci riconosciamo in nessuno di questi, abbiamo una pelle normale. “Ricorderei l’importanza del consiglio del farmacista o del dermatologo per la scelta del cosmetico. In generale, comunque, sarebbe meglio provare un campioncino di crema per un paio di giorni, così da verificare eventuali reazioni immediate come prurito, rossore e pizzicore. Se invece, alla lunga, dopo la stesura del prodotto, non ci sembra nemmeno di averlo applicato, significa che la crema è troppo leggera e non è quella giusta”. Parlando di texture, invece, le creme più leggere contengono un minor quantitativo di olio e burri molto nutrienti; al contrario, per formulazioni più corpose vengono utilizzate percentuali maggiori di oli ed emulsionanti più ricchi. “Consiglierei una texture più leggera alle pelli miste che, disponendone già, non necessitano di ulteriori oli ma di sostanze emollienti. La pelle grassa, invece, necessita di aiuto per mantenere acqua al suo interno, cosa che fanno proprio gli oli”.

Oftalmologicamente testato: anche l’occhio vuole la sua parte. Parlando di creme viso, non dobbiamo dimenticare una zona limitrofa molto delicata e spesso sottovalutata, ovvero il contorno occhi, per cui sarebbe bene utilizzare un prodotto specifico. Bisognerebbe cercare la scritta “oftalmologicamente testato”, per cui il prodotto viene testato da uno specialista che, dopo la prova di applicazione, controlla attentamente lo stato dell’occhio. “Vorrei aggiungere che per alcuni prodotti specifici – come le gocce oculari – solitamente viene fatto un test apposito anche per le persone che mettono lenti a contatto. Questo per sottolineare la delicatezza di questa nostra parte del corpo”.

INCI: l’ordine conta. È importante tenere in considerazione anche l’International Nomenclature of Cosmetic Ingredients, che stila tutti gli ingredienti contenuti in un cosmetico. “Bisogna fare attenzione all’ordine: i primi della lista sono quelli maggiormente presenti all’interno della formulazione, mentre gli ultimi sono contenuti solamente in tracce o comunque in piccole percentuali”.

Realizzato in un laboratorio certificato: una scritta che si riferisce alle certificazioni dell’azienda produttrice, in particolare a quelle ambientali, alle norme di buona fabbricazione e alla sicurezza. “Testimonia quindi l’approccio rigoroso, etico e sostenibile applicato ai processi di quegli ambiti”.

Quando la bellezza è etica e sostenibile. Riciclare è un’azione di valore che bisognerebbe mettere in pratica sempre di più e in ogni ambito possibile, cosmesi inclusa. I contenitori delle creme che scegliamo dovrebbero presentare un’icona a triangolo con un numero ed una sigla che indicano la riciclabilità del materiale (per corpo, tappo ed etichetta dei vasetti). “Le aziende dovrebbero adottare ulteriori misure in merito a sostenibilità e tutela dell’ambiente, ad esempio l’utilizzo di macchine che minimizzino lo scarto di produzione – eliminando sfridi – e ottimizzino i consumi energetici. È importante, infine, ottimizzare anche la filiera, tenendo la produzione in prossimità dello stabilimento di proprietà, quindi a km 0”.

Test sugli animali? No, grazie (e lo dice la legge). Può essere riportato come no, ma se non trovate nessun simbolo (ad esempio un coniglietto) sull’etichetta della vostra crema, non adiratevi, c’è una spiegazione: dal 2013 i prodotti cosmetici venduti in Europa non possono più essere testati sugli animali, motivo per cui le aziende tendono ormai ad omettere in etichetta qualsiasi cenno contro la pratica.

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