Brittany Maynard, polemiche in Usa: "Il suo suicidio fa notizia perché è bella"

Brittany Maynard, polemiche in Usa: “Il suo suicidio fa notizia perché è bella”

27 Ottobre 2014 - di Silvia_Di_Pasquale

NEW YORK (USA) – “Il suo suicidio fa notizia perché è bella“: gli ultimi giorni della vita di Brittany Maynard, la 29enne di San Francisco che, colpita da un cancro al cervello molto aggressivo, ha deciso di uccidersi il prossimo 1° novembre, sono stati scossi da polemiche e accuse. La donna è stata accusata di voler dare eccessiva enfasi alla sua vicenda, soprattutto dopo che è apparsa sul settimanale americano People, che le ha dedicato una copertina, ritoccando la sua foto. Come scrive Massimo Gaggi sul Corriere della sera:

“Ad attaccare sono le associazioni che si battono per la tutela della vita sempre e comunque e i sanitari convinti che bastino le cure palliative per consentire ai malati terminali di morire con dignità. Attenti a non mettere sul banco degli imputati questa ragazza di rara bellezza che, appena sposata e con la vita davanti, è precipitata in un dramma che ha commosso l’America, trattano tuttavia Brittany da marionetta manovrata ai propagandisti dell’eutanasia.”

Sembra che le televisioni si siano fatte una guerra spietata per accaparrarsi le ultime interviste con Brittany. In principio la donna non ha replicato a chi l’accusa di sovraesposizione mediatica, poi ha deciso di replicare con un secco messaggio su internet:

“Decido solo io. Avere in tasca il farmaco col quale posso togliermi la vita mi dà un po’ di libertà: non dipendo più totalmente dalla malattia che mi devasta. Amo la vita ma proprio per questo non voglio ridurmi in condizioni miserabili. Voglio morire con dignità”.

La domanda che tutti si pongono rimane però la seguente: Brittany si ucciderà davvero tra qualche giorno? Su questo punto fa chiarezza Annie Singer, portavoce di «Compassion & Choices», organizzazione americana che sostiene la libera scelta sulla fine della vita, che è in contatto quotidiano con Brittany:

“Decide lei. Potrebbe anche non usare mai la medicina che ha in tasca e aspettare la morte naturale: solo 752 dei 1.173 pazienti che in questi anni sono stati autorizzati a togliersi la vita, l’hanno fatto davvero. Quello che conta è dare al paziente la serenità che deriva dal sapere di avere a disposizione questa opzione estrema”.

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