Fertility Day flop. E nel resto del mondo non è andata meglio

Pubblicato il 1 settembre 2016 16.30 | Ultimo aggiornamento: 1 settembre 2016 15.36

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Fertility Day flop. E nel resto del mondo non è andata meglio

R OMA – Fertility Day, non è l’Italia l’unico Paese in cui un tentativo da parte del governo di fare campagna per spingere gli abitanti a fare più figli ha fatto flop. I risultati di campagne di questo tipo si avevano durante il ventennio fascista, ma negli ultimi anni di crisi economica è facile capire che non basta un invito del governo a convincere giovani o meno giovani donne a mettere su famiglia.

Dagli Stati Uniti a Singapore, i tentativi sono stati comunque molti. Ne possiamo vedere alcuni insieme.

USA – Nel 2011 la American Society for Reproductive Medicine lanciò una campagna basata su foto di biberon spezzati e messaggi che mettevano in guardia da fattori come età, alcol, fumo e obesità in grado di compromettere la fertilità.

L’accoglienza fu piuttosto burrascosa, con l’allora presidentessa della National Organization for Women Kim Gandy che scrisse “Di sicuro le donne sono ben informate sull’orologio biologico. Non penso che abbiamo bisogno di ulteriori pressioni sull’avere figli”. In realtà secondo diversi studi condotti negli Stati Uniti solo una minoranza delle ventenni conosce ad esempio il problema dell’età.

SINGAPORE – A Singapore sono ben due le campagne recenti finite sotto accusa. Nel primo caso, che risale al 2013, il governo ha distribuito nelle università una serie di opuscoli con delle favole famose modificate per mettere in guardia soprattutto le donne, che hanno ricevuto, tra gli altri, l’epiteto di ‘insultanti’. In un caso ad esempio Alice nel Paese delle meraviglie diventava una ragazza che passava la giovinezza a sperimentare alcol e fumo, e poi finiva per non poter avere figli. Un altro tentativo è stato fatto all’inizio di quest’anno, con una campagna che utilizza dei cartoon nelle metropolitane con spermatozoi e ovuli stilizzati, che è stata definita ‘disgustosa e invadente’ dalle associazioni di donne.

GRAN BRETAGNA – Nel 2013 una campagna finanziata da una società che vende test di gravidanza dal titolo ‘Get Britain Fertile’ ha suscitato l’indignazione del pubblico. La foto scelta era quella di una presentatrice tv di 46 anni, Kate Garraway, truccata per sembrare una settantenne incinta, un’immagine che secondo molti sottintendeva una critica alle donne che rimandano la gravidanza.

DANIMARCA – Gli unici che sembrano aver trovato il modo di trattare questi argomenti senza urtare la sensibilità di nessuno sembrano essere i danesi. Una serie di campagne del 2014 che ricordavano tra le altre cose che “la fertilità non dura per sempre” non solo non hanno suscitato critiche, ma hanno portato a un piccolo baby boom, con 1200 nascite in più nella sola Copenhagen. Va anche detto che la Danimarca, come gli altri Paesi scandinavi, è uno dei posti migliori in quanto ad aiuti e flessibilità per le neo-mamme.