Antinfiammatori, rischio infarto? “Ibuprofene e diclofenac…”

Pubblicato il 17 marzo 2017 09.00 | Ultimo aggiornamento: 16 marzo 2017 13.18

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Antidolorifici, rischio infarto? "Ibuprofene e diclofenac..."

Antinfiammatori innocui? Non poi così tanto. Almeno è quel che emerge da uno studio danese pubblicato sullo European Hearth Journal, che mette in guardia sui rischi per il cuore. Perché alcuni antidolorifici comuni, venduti senza obbligo di ricetta, come ibuprofene e diclofenac, sarebbero invece associati ad un aumento di rischio di arresto cardiaco.

“Vendere questi farmaci senza obbligo di ricetta e senza avvertimenti e limitazioni dà al pubblico il messaggio che essi siano sicuri per la salute”, spiega Gunnar Gislason, docente di cardiologia all’università di Copenaghen.

I ricercatori hanno stimato che diclofenac e ibuprofene sono associati rispettivamente a un aumento di rischio del 50% e 31% di arresto cardiaco. Già in passato gli antidolorifici sono stati associati in passato ad aumento di rischio cardiovascolare. In questo lavoro i cardiologi hanno esaminato la possibile connessione con casi di arresto cardiaco.

Gli esperti hanno esaminato oltre 28mila casi di arresto cardiaco registrati in Danimarca lungo un periodo di 10 anni. Di questi, 3 376 erano stati trattati con un antinfiammatorio non steroideo (FANS) durante i 30 giorni precedenti l’infarto. Ibuprofene e diclofenac sono risultati i FANS usati più di frequente, costituendo rispettivamente il 51% e il 22% del totale dei Fans usati.

L’uso di un Fans qualunque è risultato legato a un aumento medio di rischio di arresto cardiaco del 31%. Diclofenac e ibuprofene sono risultati associati rispettivamente a un aumento di rischio di arresto cardiaco del 50% e 31%. L’uso di naproxene, celecoxib e rofecoxib non è risultato associato a maggior rischio di arresto cardiaco.

Secondo Gislason, “non bisognerebbe assumere più di 1.200 mg di ibuprofene al giorno. Il naproxene è probabilmente il più sicuro di tutti i FANS. Diclofenac è quello associato a maggior rischio e dovrebbe essere evitato del tutto, quantomeno da persone già con disturbi cardiovascolari”.