Anoressia e bulimia modificano per sempre il Dna

Pubblicato il 25 novembre 2015 18.00 | Ultimo aggiornamento: 25 novembre 2015 17.29

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di redazione Ladyblitz
 

P ERUGIA – I disturbi alimentari modificano per sempre il Dna di chi ne soffre. Anoressia e bulimiaconferma ancora una volta la scienza, lasciano tracce nel corpo anche anni dopo che si è “guariti”, perché sono in grado di modificare il patrimonio genetico di una persona.

A dirlo è uno studio sulla correlazione tra disturbi alimentari e fattori legati al Dna che ha coinvolto le Usl dell’Umbria, la Regione e l’Università di Perugia.

I ricercatori hanno monitorato 349 pazienti con età compresa tra 12 e 50 anni affette da anoressia o bulimia nervosa. La ricerca ha evidenziato quella che è definita una “interessante relazione” tra sintomo e allele genetico. E’ infatti risultato che alcune situazioni ambientali e specifici comportamenti alimentari vanno ad influenzare l’espressione dei geni esaminati. Confermando l’ipotesi che, intervenendo dal punto di vista alimentare e psicologico, “si possono alleviare i sintomi del disturbo”.

Lo screening è stato effettuato da Laura Dalla Ragione, psichiatra e direttore della Rete disturbi del comportamento alimentare dell’Usl 1, Tommaso Beccari, professore associato di biochimica del dipartimento di Scienze farmaceutiche dell’Università di Perugia, e Anna Tasegian, ricercatore di biochimica presso Scienze farmaceutiche dello stesso Ateneo.

La ricerca è nata in Umbria perché proprio questa regione vanta centri per il trattamento dei disturbi alimentari di prim’ordine, come quello di Palazzo Francisci, il Nido delle Rondini di Todi e il Dai e obesità di Città della Pieve.

Anoressia e bulimia vengono sempre più classificate come disordini a origine multifattoriale, e non prettamente alimentare, e per questo è stato costruito un trattamento per i pazienti secondo multidisciplinarietà. L’obiettivo della ricerca è di riuscire a creare un modello che permetta di monitorare l’insorgenza dei disturbi del comportamento alimentare, con un’attività di prevenzione efficace e una diagnosi precoce nei soggetti portatori di polimorfismi per geni eletti a candidati.