Alzheimer, diagnosi precoce con un semplice test dell’udito

Pubblicato il 24 novembre 2016 10.00 | Ultimo aggiornamento: 24 novembre 2016 09.57

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Alzheimer, diagnosi precoce con un semplice test dell'udito

B ARCELLONA – Diagnosticare precocemente l’Alzheimer attraverso un test dell’udito: è quanto potrebbe presto accadere, grazie ad un esame semplice da fare messo a punto da un’équipe di ricercatori dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona. Un test che consiste soltanto nel registrare con un elettroencefalogramma-EEG, le onde cerebrali di un individuo in risposta a certi suoni.

Ricercatori italiani hanno infatti visto che il cervello del malato di Alzheimer risponde diversamente a una sequenza toni acustici intervallati in modo casuale e inaspettato da un suono diverso (bop).

Diretto dall’italiana Manuela Ruzzoli, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports. “Questo lavoro – spiega Ruzzoli – è il risultato di una fruttuosa collaborazione fra Brescia, Barcellona e Trento.
Infatti i dati sono stati raccolti presso la sezione di Neuroscienze Cognitive dell’IRCCS Centro San Giovanni di Dio (BS). Inoltre ha visto la collaborazione del Centro Interdipartimentale Mente e Cervello di Trento con Veronica Mazza e Carlo Miniussi”.

Gli esperti hanno registrato le risposte neurali di tre gruppi di individui (sani, con lieve declino cognitivo, con Alzheimer) a una serie di toni acustici, e hanno osservato che quelle dei pazienti con Alzheimer sono marcatamente diverse e riconoscibili rispetto alle reazioni neurali di un soggetto sano e di uno con lievi deficit cognitivi.

Dal momento che questo test uditivo è del tutto passivo (si registra la reazione cerebrale ai suoni uditi e l’anziano non deve fare assolutamente nulla se non sottoporsi all’EEG) e semplice da svolgere, se questi risultati saranno riprodotti su un campione maggiore di individui si potrebbe davvero giungere allo sviluppo di un pratico e non invasivo test diagnostico che evidenzia la demenza già al suo esordio. “Portare questo test a routine clinica sarebbe uno step abbastanza agile – conclude Ruzzoli – perché non è invasivo e non richiede un’altra specializzazione tecnica”.