Mutilazioni genitali femminili: i numeri sono allarmanti

Pubblicato il 5 febbraio 2016 15.59 | Ultimo aggiornamento: 5 febbraio 2016 15.59

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R OMA – Mutilazioni genitali femminili, sono almeno 200 milioni le bambine e le donne vittime di questa pratica nel mondo. Il dato, di per sé già allarmante, lo è ancora di più se messo a confronto con quello del 2014 in cui erano 130 milioni le donne costrette a questa pratica. In un anno, dunque, sono aumentate di 70 milioni. La metà delle vittime di questa pratica si registrano in Egitto, Etiopia e Indonesia. Sono i dati che emergono dal nuovo rapporto Unicef pubblicato oggi in occasione della Giornata Onu di Tolleranza Zero verso le Mutilazioni Genitali Femminili. Il rituale viene praticato dai seguaci di varie fedi in diversi Paesi dell’Africa e del Medio Oriente. Non si tratta solo di musulmani, ma anche di cristiani e di credenti delle religioni tradizionali.

Secondo il rapporto, tra tutte coloro che hanno subito mutilazioni, 44 milioni sono bambine e adolescenti fino a 14 anni; in questa fascia di età, la prevalenza maggiore è stata riscontrata in Gambia, con il 56%, in Mauritania con il 54% e in Indonesia, dove circa la metà delle adolescenti (con un età fino a 11 anni) ha subito mutilazioni. I paesi con la più alta prevalenza tra le ragazze e le donne tra i 15 e i 49 anni sono la Somalia (98%), la Guinea (97%) e Djibouti (93%). I dati del rapporto a livello globale mostrano che rispetto al 2014, circa 70 milioni di donne di bambine in più hanno subìto la pratica. Questo è dovuto alla crescita della popolazione in molti paesi e ai dati rappresentativi a livello nazionale raccolti dal Governo dell’Indonesia. Visto che è disponibile una maggior numero di dati sulla diffusione delle mutilazioni, risulta che il numero totale di donne che ha subito le mutilazioni è in aumento. Nel 2016, sono 30 i paesi che hanno a disposizione dati rappresentativi a livello nazionale.

Alla luce di queste notizie, appare evidente che è ancora forte il senso di obbligo sociale che fa perpetuare questa pratica, nonostante che a livello individuale cresca l’opposizione. In particolar modo in Ciad, Guinea e Sierra Leone, sono addirittura più gli uomini che le donne a volere la fine delle mutilazioni.