Simona Ventura, lettera di Stefano Bettarini: “Perché ti senti…”

Pubblicato il 27 aprile 2016 12.23 | Ultimo aggiornamento: 27 aprile 2016 12.23

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Simona Ventura, lettera di Stefano Bettarini: "Perché ti senti..."

S tefano Bettarini scrive all’ex moglie Simona Ventura. Lo fa attraverso le pagine del settimanale Diva e Donna. La conduttrice è reduce dall’Isola dei Famosi, dove ha partecipato in veste di concorrente. Al suo rientro in Italia è partito un botta e risposta tra lei e l’ex calciatore, che si sono accusati a vicenda. Ora lui rivolge una serie di 10 domande a Simona Ventura. Ne riportiamo alcune:

” (…) Ti ho sentito dire in tv che tu hai la tua famiglia  mentre io non sono ancora riuscito ad andare oltre. Ti è sfuggito che ho avuto altre relazioni per me importanti? Quindi: che cosa vuoi dire o insinuare? Sei sicura che sei in perfetta buona fede quando fai allusioni così?

Perché ripeti che ti sei sentita offesa e attaccata da me? Solo perché ho detto che mi sono sentito mortificato come padre quando, durante una diretta dell’Isola, hai ringraziato il tuo compagno, Gerò, per l’aiuto che ti stava dando con i ragazzi in tua assenza, e non hai neppure espresso un pensiero di gratitudine  per chi davvero se ne stava occupando? E’ forse un attacco questo o non piuttosto l’amara difesa di un padre affettuoso che non vuole essere dipinto come assente e non curante? (…)

Ribadisci in pubblico che la porta di casa tua è sempre aperta per il padre dei tuoi figli. Dici che dobbiamo pensare ai nostri ragazzi ed essere genitori insieme. Ma, se davvero questo è il tuo pensiero, perché mai da due anni mi fai chiamare dalla tua assistente Cristina, anche solo per comunicarmi a che ora i ragazzi verranno da me? Non pensi che i nostri figli soffrano di questo?Non credi che si dispiacciano a cogliere in te segni di acredine o rancore verso di me?

Visto che nell’ultimo periodo mi attacchi spesso e volentieri, dovrei dirti anche io che non sei ancora andata oltre? Perché covi così tanta rabbia nei miei confronti? Perché non chiami mai tu per parlare dei nostri figli (…)”.