Donne che…bloccano il ciclo mestruale per fare carriera

Pubblicato il 2 settembre 2015 11.24 | Ultimo aggiornamento: 4 settembre 2015 23.11

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di Redazione LadyBlitz
 
Donne in carriera: troppo fa male. Ecco cosa rischiano

L ONDRA – Donne che…bloccano il ciclo mestruale per fare carriera: esistono. Sfidano le leggi della natura e pur di non essere infastidite da quella settimana che ritengono “scomoda”, preferiscono servirsi dei metodi contraccetivi al fine di dire addio alle loro mestruazioni. Come? Continuando a prendere la pillola anche nella settimana in cui andrebbe stoppata per permettere di avere il “sanguinamento da sospensione”, simile ad una mestruazione. L’altra alternativa è quella di fare delle iniezioni ormonali, che svolgono la stessa funzione della pillola.

Il DailyMail ha raccolto le testimonianze di alcune donne, che difendono a spada tratta questa pratica, convinte che non ci sia niente di sbagliato e immorale. “Non ho avuto il ciclo per sette anni,” spiega la 27enne Alanna Allen, manager di vari saloni di bellezza a Londra. “Avere il ciclo era dannoso per la mia etica di lavoro. Dovevo prendere qualche giorno di riposo ogni mese per il tanto dolore (…). Lavoravo in un ufficio tutto maschile e nelle riunioni, iniziavo a sentire un dolore nel basso addome e pensavo..oh no, sta per iniziare il mio ciclo”, dichiara invece Laura Zito, altra manager di 29 anni.

A quanto pare questo metodo contraccettivo estremo sta diventando sempre più diffuso tra le donne che vogliono fare carriera e si sottopongono a lunghi periodo di stress. Ma attenzione: può avere delle conseguenze assai negative, come spiega la ginecologa Shazia Malik, che lavora al Portland Hospital di Londra:

“(…) Ci sono alcuni rischi – soprattutto a lungo termine. Le donne che vogliono utilizzare la contraccezione ormonale solo per eliminare le mestruazioni  devono stare attente al cancro, alla fertilità, alla salute delle ossa e alle malattie cardiache. Ci sono dati contrastanti sul rischio di cancro con la contraccezione ormonale (…). La fertilità futura può essere compromessa se si utilizza il controllo delle nascite ormonale per troppo tempo. Più a lungo si usa l’iniezione, – combinata con la pillola contraccettiva orale – più tempo ci vuole al ciclo per tornare (e quindi alla fertilità)”.

Sull’argomento esistono tuttavia pareri discordanti. Per esempio la Società Italiana della Contraccezione (SIC) tiene a precisare che:

“Sebbene molte donne ritengano di fatto la mestruazione “rassicurante”, il corpo della donna non è abituato ad avere così tanti flussi mestruali: una volta si facevano più figli con conseguenti minori indici negativi legati al ciclo, quali – solo per citarne alcuni – emicrania ed endometriosi. Avere il ciclo non rappresenta un vantaggio reale per la donna, ma esclusivamente un segnale positivo dal punto di vista riproduttivo. In particolare, la mestruazione in corso di assunzione di contraccettivi ormonali non ha alcun significato biologico: la pillola mette a riposo le ovaie e la sua sospensione dà semplicemente luogo a una mestruazione “artificiale”. È stato dimostrato che prolungare l’intervallo tra i flussi mestruali indotti dalla sospensione della contraccezione ormonale non ha effetti negativi sulla salute della donna. Anzi, aiuta a ridurre i disturbi e le patologie che trovano nella comparsa del flusso mestruale un loro meccanismo d’azione.

Inoltre, una donna su dieci non è oggettivamente nelle condizioni di mestruare ogni mese: emicrania, dolori addominali, flussi molto abbondanti le costringono a rimanere a letto uno o due giorni al mese. Si tratta di un impatto molto forte sia in termini di salute, sia in termini economici: questi soggetti sono costretti a perdere giorni di lavoro e a ricorrere sovente all’acquisto di analgesici e assorbenti in grande quantità.

Prendere la pillola in continuo, infine, non causa infertilità, dato che, come detto sopra, la mestruazione in fase di assunzione di contraccettivo ormonale non ha alcun significato biologico ed è falsa. Di seguito una serie di studi scientifici a testimonianza di quanto appena detto”.